A proposito di PRESENZA
Tutto il mondo è posto nella menzogna. Il potere mondano tende a risucchiarci: allora la nostra presenza deve fare la fatica di non lasciarsi invadere, e questo avviene non solo ricordando e visibilizzando l'unità tra noi, ma anche attraverso un contrattacco. Se il nostro non è un contrattacco (e per esserlo deve diventare espressione dell'autocoscienza di sé), se non è un gusto nuovo che muove l'energia di libertà, se non è un'azione culturale che raggiunge il livello dignitoso della cultura, allora l'attaccamento al Movimento è volontaristico, e l'esito è l'intimismo. L'intimismo non è presenza, per l'intensità e la verità che diamo a questa parola. (...) La modalità della presenza è resistenza all'apparenza delle cose ed è contrattacco alla mentalità comune, alla teoria dominante e alla ideologia del potere; resistenza e contrattacco non in senso negativo, di opposizione, ma come lavoro. Per indicare e per definire l'esprimersi di una presenza secondo una dignità anche semplicemente umana non esiste che la parola lavoro: cioè portare dentro tutto, su tutto, l'interesse della nostra persona» (don Giussani, Viterbo 1977)»

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