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Don Giussani: Il digiuno.

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Pieter Bruegel il Vecchio, Banchetto nuziale - Kunsthistorisches Museum Wien La seconda indicazione che la liturgia ci dà come segno della Quaresima, oltre alla preghiera e alla Carità fraterna, è la parola “digiuno”  o  “sacrificio".  Immediatamente questo significa una temperanza nell’impeto, nell’istinto , nell’uso dell’istinto. Temperare, in latino, vuol dire governare secondo lo scopo, "allo scopo di",  sia come direzione sia come tempo:  mantenere la cosa nell’ordine dinamico verso il suo scopo. Potremmo allora tradurre l’invito al sacrificio, alla mortificazione e al digiuno, come fedeltà a ciò che, in quella cosa   in cui ci dobbiamo temperare o mortificare,  è “più significativo”.  C’è, infatti, un significato immediato della cosa: uno ha fame, si avventa; uno prova affezione, “tac”, si “accolla”.   (Ci sarebbe anche un terzo campo, la vanagloria, l’orgoglio, l'affermazione ingorda di sé, la sete di possesso economico-poli...

Quaresima. Preghiera, il "come" del tempo che passa. (Don Giussani)

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William Congdom, Crocifisso n. 8 Prima caratteristica della preghiera è l a   sicurezza che Egli compirà il suo disegno in noi. Ma c'è anche un'altra implicazione: se la preghiera è l’attesa del Suo manifestarsi, essa ci dà il “come” del tempo che passa. Alzarsi al mattino, bere il caffelatte, prendere il tranvai, andare al lavoro o mettersi in cucina a riordinare tutte le cose, rassettare i letti, scopare, tirar giù le ragnatele, mangiare, riprendere il tranvai, andare a casa, parlare con la gente: questo è il tempo che passa.  Il “come” del tempo che passa, perciò il suo valore, il suo significato, è dato dalla preghiera, che esprime l’attesa del Suo ritorno, cioè la consistenza di tutto.  Per farmi capire, leggerò un brano di una lettera che mi è arrivata: «Tutte le volte che nella liturgia si dice: “Nell’attesa che si compia la beata speranza”, oppure : “Lascia che il tuo servo vada in pace, perché i miei occhi, ormai, hanno visto la tua salvezza”, mi chiedo il...

Quaresima. Preghiera, coscienza di tutto il nostro tempo.

«Mi è motivo di inquietitudine [diceva in principio la lettera] il sentire che non sono e non sarò mai garantita nella perseveranza nella mia fede [potrei dire vocazione, è identico]; è motivo di inquietitudine il fatto che la mia libertà è e sarà sempre nella possibilità di rifiutarsi a Dio. A volte me ne rimprovero come di un residuo di razionalismo». Esattamente! Proprio questo è il motivo. “Razionalismo” vuol dire l’uomo che pretende di giudicare la propria vita e le cose dal punto di vista proprio, cioè l’uomo che pretende di essere misura di tutte le cose. È l’avvenimento di Cristo che determina la nostra vita, è l’avvenimento dell’alleanza che dà il significato della nostra vita: è ciò che ci è accaduto che determina la sicurezza, la certezza, nella nostra vita. «Sì, ma io posso sempre rifiutare ciò che è accaduto». Comprendete, per favore, l’equivoco di questa obiezione: perché uno deve veramente rifiutare, e questa è una possibilità solo se uno non ricorda, se uno non fa memo...

Quaresima. Preghiera, sicurezza del compimento (don Giussani)

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Whilliam Congdom:  Ego sum «Tu ci hai proposto, a rimedio del peccato,  il digiuno,   la preghiera  e  le opere di carità fraterna »   abbiamo letto nella colletta della terza domenica di Quaresima.  D o bbiamo perciò richiamarci, richiamare la nostra vita, alla verità di quei tre punti.  1. Iniziamo dalla Preghiera.  Innanzitutto, occorre che in questo periodo rispondiamo all’invito a ricuperare più profondamente il senso della preghiera.  E il senso della preghiera cristiana è uno solo: l’attesa di Cristo.  «Il profeta rende presente a Dio tutto il popolo, nella preghiera e nell’implorazione» (Es 33,12-13): in essa egli chiede non una cosa o un’altra, ma Dio stesso, la sua presenza, la sua compagnia manifesta , il suo aiuto, il continuo rendersi attuale dell’alleanza (Es 33,14-17)  Ma che cosa chiedeva il profeta, per il popolo, a Dio? Chiedeva Dio. Così, per quel pezzo di popolo che abbiamo più vicino ...

Quaresima. Segno sacramentale della nostra conversione. (Don Giussani)

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William Congdom, Crocifisso n. 9 " Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita" La colletta della prima domenica di quaresima ci richiama ai due risultati della conversione:  la passione della conoscenza di Cristo    (“conoscenza” nel senso pieno e biblico della parola), perciò la passione per Cristo, l’amore a Cristo come desiderio di adesione a Lui, e quindi, in secondo luogo,  le buone opere .   La Quaresima è lo strumento -strumento sacramentale- per incrementare questa conversione. Vale a dire: operando il segno quaresimale, “gestendo” le indicazioni pedagogiche in cui la Chiesa fa consistere il richiamo quaresimale, avviene, per la potenza dello Spirito, qualcosa in noi di molto più grande di quanto ci diano gli sforzi soliti.  È un tempo sacramenta...

Il "cuore" secondo don Giussani

Scusate se dissento. Alcuni giorni orsono, sono stato provocato dalla lettura di un post in cui si parlava del "cuore", e chi me lo ha proposto faceva un paragone  tirando fuori, a sproposito, don Giussani, il cui concetto di "cuore" nulla c'entrava con quanto letto in quel post. Ho palesato il mio dissenso. Prima di tutto perché, a differenza della pagina citata,  non ho mai sentito dal Gius far discendere dal concetto di cuore dei giudizi o delle prescrizioni moralistiche. E poi perché il Giuss ha sempre legato il cuore alla ragione, ed era tutt'altra cosa! Così sono andato a cercare un testo del don Gius, e qui lo ripropongo, non solo per fare chiarezza, ma perché questo testo è sempre attuale ed è una provocazione per l'oggi. Nelle premesse de Il Senso religioso, quando si parla di «esperienza»,  si dice che il «cuore» è il criterio di giudizio su tutto: quando uno applica questo criterio può vedere se si verifica una corrispondenza o no. Co...

A proposito di PRESENZA

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Santa Giovanna d'Arco Tutto il mondo è posto nella menzogna. Il potere mondano tende a risucchiarci: allora la nostra presenza deve fare la fatica di non lasciarsi invadere, e questo avviene non solo ricordando e visibilizzando l'unità tra noi, ma anche attraverso un contrattacco. Se il nostro non è un contrattacco (e per esserlo deve diventare espressione dell'autocoscienza di sé), se non è un gusto nuovo che muove l'energia di libertà, se non è un'azione culturale che raggiunge il livello dignitoso della cultura, allora l'attaccamento al Movimento è volontaristico, e l'esito è l'intimismo. L'intimismo non è presenza, per l'intensità e la verità che diamo a questa parola. (...) La modalità della presenza è resistenza all'apparenza delle cose ed è contrattacco alla mentalità comune, alla teoria dominante e alla ideologia del potere; resistenza e contrattacco non in senso negativo, di opposizione, ma come lavoro. Per indicare e per defi...

Lo scopo ultimo di tutto.

Siamo uomini perche' abbiamo l'intelligenza di uno scopo, l'intelligenza dello scopo del tutto. Alla mattina, alzandoci, dobbiamo ricercare questo. La preghiera del mattino vuole dire questo. Diciate le Lodi o quel che volete, non potete andare a lavorare senza che almeno in tram o sulla macchina abbiate a dire: "Dio, questa giornata e' per te, questa giornata ha uno scopo ultimo che sei Tu. Cristo, Tu sei lo scopo ultimo della fatica e del gusto che avra' questa giornata.  ( Luigi Giussani, Un evento reale nella vita dell'uomo) grazie a Gianni Cassano che l'ha condiviso.

Ho trovato quello che stavamo cercando

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"Quando, più avanti nel tempo, ho cominciato a dare del "tu" a don Giussani, non è stato per una conquistata maggiore confidenza, ma per il coraggio di affermare di fronte a lui di voler partecipare di quell'umanità e di quella vita e quindi di essere non più semplicemente un seguace, ma un compagno di cammino. Don Giussani ci ha sempre invitato a essere non solo discepoli, persone cioè che condividono una impostazione e delle idee, ma figli, persone che partecipano della medesima esperienza umana e religiosa. Come tali, a nostra volta, secondo la particolare intonazione di ciascuno, padri." (Marco Mazarino De Petro) Leggendo questo piccolo pezzo, postato su fb da Valerio Nassi,   mi si riempie il cuore di commozione e gratitudine.  Perché quello che Marco De Petro ha qui scritto è, al tempo stesso, quello che io, senza che lui me lo dicesse direttamente, ho sempre visto nell'agire di Marco De Petro. Lui non è mai stato un seguace di don Giussani, ma...

Il miracolo nel mondo - e tu, amico mio, promemoria dell'eterno

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“C’è un solo progetto che non si può accusare di superbia o di pretesa: quello che si fa nel presente nella memoria di Gesù. “Signore, vieni!" Non posso guardarti senza che mi venga questo sentimento.... Il miracolo nel mondo è questa novità assoluta di un rapporto”. (L.Giussani, da “L’attrattiva Gesù”) Il miracolo nel mondo fiorisce nel nostro guardarci dentro il Suo abbraccio. L’unico progetto è la memoria di Lui. E tu, amico mio, il promemoria dell’eterno. dalla pagina Fb "In movimento"

ServirLo da avanguardia

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Al funerale della sorella del Gius hanno letto questa lettera che lui le scrisse nel 1948: "Quale che sia la vita che abbraccerai, una cosa c’è da fare, Brunilde [...]: servire il Signore Gesù. Ma non servirlo come ogni uomo lo deve servire o lo serve di fatto con una vita à peu près cristiana: servirlo da avanguardia, servirlo da gente votata, e che, più che per ogni altra cosa, vive per combattere per il suo Regno. [...] Io ho sempre sognato così di te, Brunilde: di sentirti doppiamente sorella, sorella vera, “aiuto” e “compagna” in ciò che io faccio con tutta la mia passione." ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~ Un grazie a Gianni Cassano che l'ha postata.

La sevillana del adios commentata dal.Gius.

https://youtu.be/xsHwhMNlZiA https://annavercors.wordpress.com/2013/08/04/la- sevillana-del-adios-commentata-da-don-gius/

Il canto, secondo don Giussani.

Don Giussani: “Nessuna espressione dei sentimenti umani è più grande della musica. Chi non è toccato da un concerto di archi, come si può essere insensibili dinanzi ai colori di una sonata per pianoforte?Sembra il massimo. Eppure, quando sento la voce umana… Non so se capita anche a voi: ma è ancora di più, e di più non si può. Davvero, non esiste un servizio alla comunità paragonabile al canto“. Don Luigi Giussani accoglie con queste parole un bel gruppo di gente per cui la musica è tanta parte della vita. Ci sono professori di Conservatorio e semplici cantori dilettanti, tutti però prestano fiato, voce e passione ai cori di Comunione e Liberazione. L’occasione è conviviale.Qui mettiamo infila, ricavate da appunti estemporanei, le domande che venivano su da un punto all’altro della grande tavola (si sarà stati in una trentina di persone) e le risposte e le contro-domande di don Giussani. Il filo del discorrere? La musica, naturalmente; anzi, il canto.Il fatto poi che la conversazi...

Don Gius: il video

Ho appena finito di guardare il DVD distribuito dal Corriere della Sera su Don Giussani. Non ve lo riesco a descrivere, a sintetizzare. Non so se non son bravo io,o se proprio sia impossibile...troppe le cose che fanno vibrare il cuore! Che si potrebbe dire che domattina alzandomi e vedendo gli alberi o le case dalla finestra,e poi uscendo di casa e vedendo le persone per strada, e incontrando gli amici... non potrebbero tutte queste cose, anzi ciascuna di esse, non potrebbero non farmi vibrare della stessa bellezza, e verità, e desiderio di giustizia... non potrebbero lasciarmi più indifferente... non potrebbero lasciarmi il cuore arido.... ...... non potrei più stare io senza dire il Suo nome, non potrei vergognarmi (per opportunità, rispetto, correttezza, politicamente corretto, apertura all'altro, ecc.) non potrei vergognarmi a dire il Suo nome, opportune et inopportune..... "Tu solo hai parole che corrispondono al Cuore", Tu solo hai parole che spiegano, che spie...

Noli timere: don Giussani

Non temere, ti salverò. Non temere ciò che ti circonda e non temere te stesso. Io ti salverò non alla fine, ma in questa vita, ti salverò su questa strada, ti farò compiere questa strada. Non temerai nulla in questa vita se strappi via dagli occhi come primo oggetto del tuo sguardo te stesso, e davanti agli occhi immediatamente poni Cristo....è nella compagnia di Cristo che non c'è timore. Temere le cose e se stessi deve essere strappato via al nostro sguardo perché Cristo domini e sia lui il Signore dei nostri occhi. (Don Giussani)

Don Giussani: Dio ha bisogno degli uomini.

https://youtu.be/eq17pW7WVq4 Fate bene a battere le mani, perché credo in quello che dico. «Il pericolo maggiore che possa temere l’umanità - dice Teilhard de Chardin - non è una catastrofe che venga dal di fuori, non è né la fame né la peste, è invece quella malattia spirituale, la più terribile perché il più direttamente umano dei flagelli, che è la perdita del gusto di vivere». Quando ho letto questa frase mi è venuto immediatamente al cuore e alla memoria come deve essere nato storicamente l’interesse per Cristo. La gente poteva andarlo a sentirlo chiedendosi: "Cosa dice costui? Parla della Trinità, di Dio Padre, parla dell’inferno dell’anima, della responsabilità dell’uomo". Però poteva farsi anche un’altra domanda, che trovava la risposta dentro il cuore della gente, senza che essa ne fosse cosciente: "Costui, perché dice queste cose?" E immediatamente, chi avesse formulato questa domanda si sarebbe sentito rispondere: "Perché ama l’uomo". Pre...