Don Giussani: Il digiuno.
Pieter Bruegel il Vecchio, Banchetto nuziale - Kunsthistorisches Museum Wien La seconda indicazione che la liturgia ci dà come segno della Quaresima, oltre alla preghiera e alla Carità fraterna, è la parola “digiuno” o “sacrificio". Immediatamente questo significa una temperanza nell’impeto, nell’istinto , nell’uso dell’istinto. Temperare, in latino, vuol dire governare secondo lo scopo, "allo scopo di", sia come direzione sia come tempo: mantenere la cosa nell’ordine dinamico verso il suo scopo. Potremmo allora tradurre l’invito al sacrificio, alla mortificazione e al digiuno, come fedeltà a ciò che, in quella cosa in cui ci dobbiamo temperare o mortificare, è “più significativo”. C’è, infatti, un significato immediato della cosa: uno ha fame, si avventa; uno prova affezione, “tac”, si “accolla”. (Ci sarebbe anche un terzo campo, la vanagloria, l’orgoglio, l'affermazione ingorda di sé, la sete di possesso economico-poli...