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Visualizzazione dei post con l'etichetta Riflessioni

Il centuplo quaggiù

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Che bello, però, darsi da fare, mettersi in gioco, stancarsi anche, con tutto l'impegno, come se fosse importante, come se tutto dipendesse da noi, e sapendo che non è così. È bello perché il bello non è quel che si fa, ma perché lo si fa e per Chi lo si fa. Se penso che stanotte, o domani, o tra 30 anni, non importa quando, sarò con Lui, e il bello sarà proprio quello, è evidente perché oggi è bello far tutto: perché è un'anticipazione di quel momento, di quel godimento, è un anticipo del Paradiso! Nella foto: spiaggetta Li Cossi, Costa Paradiso, Sardegna.

Come sentinelle

"Io spero nel Signore, l’anima mia attende il Signore,  più che le sentinelle l’aurora”. L’uomo religioso è come la sentinella che veglia: di notte sta attenta al nemico, ma ad un certo punto sta attenta ai primi raggi di luce, perché di là viene la speranza. Che bello vivere come le sentinelle, in attesa, tutti attenti a percepire i segni di Colui che ha fatto il cuore per chiedere a Lui: perché lo hai fatto così? Per quale grandezza mi hai fatto?  Vieni tu a compiermi, a soddisfare il cuore che Tu hai creato. Che bello avere degli amici che sono come questa aurora, da aspettare, da guardare perché portano Dio, che è la luce che spiega la vita, e che condividono con te questa attesa, questo sguardo, questa memoria: non attesa futura, ma il centuplo quaggiù, inizio del compimento, inizio della sovrabbondanza. 21/10/2017

Come un bambino

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13/10/2017 A volte mi ritrovo bambino. Come adesso che sto venendo da voi. La voglia di tornare a casa. Ma non è un sentimento. Si, il sentimento trasporta, anche al di là del mare.... Ma ciò che caratterizza il bambino è la semplicità di fronte all'evidenza. Lo pensavo poco fa, qui sul traghetto, vedendo passare una mamma con in braccio il bambino di pochi giorni. Il bambino si fa portare. A volte mi ritrovo bambino. Ma, per grazia, un bambino grande. Quando il sentimento non è un sentire, ma è giudicato. Non è "sentire", ma è affezione, afficior aliqua re, essere colpito, e rispondere. In tutto questo, nei nostri rapporti, nella nostra compagnia, grande e strana, ci sono le parole, diventate carne lungo un cammino, per qualcuno prima, per altri dopo (ma chi può giudicare il tempo del cammino?) che sono distacco, verginità, obbedienza, amicizia, compito, sacramento, ministero, carisma. Tutte cose semplici, per chi è semplice come un bambino, e si f...

Adesso

Quale orizzonte, qui, ora, nel momento presente, che m'impedisca di accartocciarmi, triste,  su me stesso? Quando l'orizzonte ultimo si fa presente nell'istante, si dipana, prende, riempie, ricopre, dà luce a tutto, come il primo raggio che invade la terra, come una piena che tracima.... quando l'orizzonte ultimo scoppia nel cuore, non c'è più l'attesa,  il domani, il si vedrà, il ma e il se, c'è solo l'oggi, l'ora, l'adesso. Cosa mi chiede adesso? Le parole non bastano,  non mi basta capire, ho bisogno che mi vengono date da una mano che mi vuole bene, da due occhi che mi guardano e mi dicono «Giorgio, è per te! Non un discorso, da condividere o meno: "lasciate che i morti seppelliscano i loro morti", cioè non preoccuparti del domani, cosa mangeremo, di cosa vestiremo, vagli dietro». Ho bisogno di Cristo, sì, ma ho altrettanto  bisogno che qualcuno me lo porga, che me lo indichi con una mano, con due occhi che mi dicano "...

Nella corsa per afferrarlo

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Non è come quando si vuole afferrare, o si vuole stringere. È un bene così pieno di meraviglia, che è pronto a perdere tutto perché tu sia. È il fascino di un incontro bello. È la gratitudine per un cuore ridestato. È stare lì, guardarti, ed essere contento. È darti quello che posso, e farmi piccolo quando non posso. È la gioia di essere stato ridestato, e di esserlo continuamente. È memoria viva di un incontro, che è diventato respiro delle cose che faccio, anche quando non ci vediamo e non ti penso. È nel cuore, è adesione a Dio, è dire di sì a Lui: "Sei tu Signore l'unico mio bene". Quello che ci unisce non è un compiacimento in qualche cosa, ma è come il correre, lungo la strada, per vederLo passare....  Chiamalo Verità, o Felicità, è quel Bene con il B maiuscolo, che ci ha sconvolto il cuore, rendendoci Uomini. Donne e Uomini, ognuno secondo il suo compito. Io lo chiamo Cristo, perché non è un'idea o una filosofia, ma un incontro reale che mi ha camb...

Maria e Giuseppe

Strana “coppia” Maria e Giuseppe. Lei desiderosa di essere tutta di Dio e chiamata invece a essere madre, e Lui, volendo solo un matrimonio giusto – secondo la Legge di Mosè –, spinto al contrario ad assumersi una paternità irregolare e, per quel tempo, sconveniente. Entrambi hanno dovuto imparare, senza ombra di dubbio, che il compimento della propria vita non consisteva in un loro progetto, ma nel rapporto con un Altro. .... Federico Pichetto su Il Sussidiario 28/12/2013

La croce dei nostri malati

Che struggimento, per i nostri malati, e per tutti quelli che soffrono e che ci capita di incontrare. Che struggimento, come se fossero la nostra stessa carne. Due sono i pensieri che sempre mi vengono: 1) Signore, allevia le loro sofferenze, perché se devono portare questa Croce, riescano a farlo con minor fatica e con Letizia. Che la Croce non tolga la Letizia. 2) fa o Signore che si stringano a Te, fa che la fede non diminuisca in chi ce l'ha, e  che si accenda almeno come un barlume in chi non ce l'ha, perché in Te e nella tua resurrezione sta tutto il senso e la gioia del vivere.

La nostra compagnia

Condividere la carne, la quotidianità, il qui e ora, non significa condividere la carne da stringere, la banalità del terra terra, il ticchettio delle ore che passano, il susseguirsi degli eventi. Ma condividere, e vedere stupiti, che attraverso la fragilità di quelle cose, quel quotidiano, quella carne, quei volti, quei gesti, fragili segni così sottili e leggeri, attraverso questo passa il Mistero che fa tutte le cose. .... È quello che così spesso non avviene per la nostra distrazione, o altro.... È quello che invece, per Grazia di Dio, avviene, pur con tutta la fragilità e pur senza bisogno di condividere ogni cosa, con alcuni amici, messi sulla nostra strada come richiamo e memoria costante. Per questo con voi io potrei andare in capo al mondo. 12 luglio 2015

Maestro, non t'importa che siamo perduti?

L'omelia ascoltata ieri a messa, don Massimiliano, Chiesa di San Giuseppe.  «Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva». È il silenzio di Dio, che tanto ci fa paura. E allora ci spaventiamo e lo svegliamo, e lo rimproveriamo pure:  «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». ..... Ma la paura non nasce dalla tempesta, ma dalla poca fede:  «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E la poca fede da dove viene? È una mancanza di conoscenza. Infatti:  Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano: «Chi ha chiuso tra due porte il mare, quando usciva impetuoso dal seno materno,...... quando gli ho fissato un limite,e gli ho messo chiavistello e due porte dicendo: “Fin qui giungerai e non oltre e qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde”?». È un problema di conoscenza, perché, per l'influsso che il mondo ha su di noi (che possiamo anche ch...