INTELLIGHENZIA CRISTIANA
-1- Antonio ROSMINI (1797-1855)
«La progressione di questa tassa... è un furto mascherato che fa il potere legislativo in nome della legge. Ella dunque viola l'altro principio di diritto naturale che tutte le proprietà sono inviolabili".
«L'assolutismo consiste principalmente nel comandare alla borsa degli altri".
2- Papa LEONE XIII (1810.1878-1903)
«La privata proprietà non venga stremata da imposte eccessive. Il diritto della proprietà derivando non da legge umana, ma dalla naturale, lo Stato non può annientarlo, ma solamente temperarne l'uso ed armonizzarlo col bene comune, ed è ingiustizia ed inumanità esigere dai privati, sotto nome d'imposte, più del dovere" (enciclica "Rerum Novarum", 1891, n. 35).
3- Papa PIO XI (1857.1922-1939)
«Non è lecito allo Stato di pesare tanto con imposte e tasse esorbitanti sulla proprietà privata fino al punto da condurla quasi allo stremo" (enciclica "Quadragesimo anno", 1931, n. 49).
4- Papa PIO XII (1876.1939-1958)
«I bisogni finanziari di ogni nazione, grande o piccola, sono enormemente cresciuti. La colpa non va attribuita solamente alle complicazioni o tensioni internazionali; ma anche, e forse più ancora, all'estensione smisurata dell'attività dello Stato, attività che, dettata troppo spesso da ideologie false o malsane, fa della politica finanziaria, e in modo particolare della politica fiscale, uno strumento al servizio di preoccupazioni di un ordine assolutamente diverso" (2.10.1948).
«Astenetevi da queste misure (fiscali) che, a dispetto della loro elaboratezza tecnica, urtano e feriscono nel popolo il senso del giusto e dell'ingiusto, o che rilegano la sua forza vitale, la sua legittima ambizione di raccogliere il frutto del suo lavoro, la sua cura della sicurezza familiare: tutte considerazioni, queste, che meritano di occupare nell'animo del legislatore, il primo posto anziché l'ultimo" (2.10.1948).
«L'imposta non può mai diventare, per opera dei poteri pubblici, un comodo metodo per colmare i deficit provocati da un'amministrazione imprevidente" (2.10.1956).
«Spesso imposte troppo pesanti opprimono l'iniziativa privata, frenano lo sviluppo dell'industria e del commercio, scoraggiano i volenterosi" perciò è necessario "eliminare dalla legislazione certe disposizioni dannose ai veri interessi degli individui e delle famiglie, come pure al progresso normale del commercio e degli affari" (2.10.1956).
«Lo Stato non può esagerare all'eccesso i carichi tributarii che giungano ad esaurire i leciti benefici della proprietà privata" (9.11.1957).
«La progressione di questa tassa... è un furto mascherato che fa il potere legislativo in nome della legge. Ella dunque viola l'altro principio di diritto naturale che tutte le proprietà sono inviolabili".
«L'assolutismo consiste principalmente nel comandare alla borsa degli altri".
2- Papa LEONE XIII (1810.1878-1903)
«La privata proprietà non venga stremata da imposte eccessive. Il diritto della proprietà derivando non da legge umana, ma dalla naturale, lo Stato non può annientarlo, ma solamente temperarne l'uso ed armonizzarlo col bene comune, ed è ingiustizia ed inumanità esigere dai privati, sotto nome d'imposte, più del dovere" (enciclica "Rerum Novarum", 1891, n. 35).
3- Papa PIO XI (1857.1922-1939)
«Non è lecito allo Stato di pesare tanto con imposte e tasse esorbitanti sulla proprietà privata fino al punto da condurla quasi allo stremo" (enciclica "Quadragesimo anno", 1931, n. 49).
4- Papa PIO XII (1876.1939-1958)
«I bisogni finanziari di ogni nazione, grande o piccola, sono enormemente cresciuti. La colpa non va attribuita solamente alle complicazioni o tensioni internazionali; ma anche, e forse più ancora, all'estensione smisurata dell'attività dello Stato, attività che, dettata troppo spesso da ideologie false o malsane, fa della politica finanziaria, e in modo particolare della politica fiscale, uno strumento al servizio di preoccupazioni di un ordine assolutamente diverso" (2.10.1948).
«Astenetevi da queste misure (fiscali) che, a dispetto della loro elaboratezza tecnica, urtano e feriscono nel popolo il senso del giusto e dell'ingiusto, o che rilegano la sua forza vitale, la sua legittima ambizione di raccogliere il frutto del suo lavoro, la sua cura della sicurezza familiare: tutte considerazioni, queste, che meritano di occupare nell'animo del legislatore, il primo posto anziché l'ultimo" (2.10.1948).
«L'imposta non può mai diventare, per opera dei poteri pubblici, un comodo metodo per colmare i deficit provocati da un'amministrazione imprevidente" (2.10.1956).
«Spesso imposte troppo pesanti opprimono l'iniziativa privata, frenano lo sviluppo dell'industria e del commercio, scoraggiano i volenterosi" perciò è necessario "eliminare dalla legislazione certe disposizioni dannose ai veri interessi degli individui e delle famiglie, come pure al progresso normale del commercio e degli affari" (2.10.1956).
«Lo Stato non può esagerare all'eccesso i carichi tributarii che giungano ad esaurire i leciti benefici della proprietà privata" (9.11.1957).
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