In merito al ddl Cirinnà in discussione al senato 29/06/2015
Uomo e donna non sono uguali, sono differenti (da dif e fero, portare), cioè, attraverso differenti percorsi e modalità conducono alla stessa cosa, contribuiscono alla stessa cosa, costruiscono la medesima cosa, cioè hanno un compito, nel raggiungimento del quale sono tra loro complementari.
Da ciò discende il matrimonio, che non è lo stare bene insieme, o corrispondenza di sentimento, anche se queste possono essere e di solito sono l'input attraverso cui riconoscersi e impostare una vita insieme.
Ma il matrimonio è chiamata a un compito, ci si mette insieme per un compito, che è la nascita e l'educazione dei figli. E la costruzione della famiglia, cioè di una comunità che è la prima cellula della società civile, dove si impara la condivisione, la solidarietà, la responsabilità personale , tutto ciò che serve per affrontare liberamente e costruttivamente la vita nella società.
L'unione tra due persone dello stesso sesso, che si vogliono bene e condividono la vita insieme, è cosa diversa dal matrimonio.
Nel matrimonio due persone differenti contribuiscono in modo tra loro complementare, perché non sono uguali, al compito comune.
Nell'unione tra due persone dello stesso sesso non esiste questa complementarietà delle persone, può esistere una complementarietà di mansioni, ma non di persone.
Quindi matrimonio e unioni tra persone dello stesso sesso sono due cose diverse. Da di e vertere, cioè andare in direzioni opposte, non andare nella stessa direzione, non avere lo stesso compito.
Infatti il compito del matrimonio, l'abbiamo visto è la costruzione della famiglia, la generazione ed educazione dei figli.
Il compito di una unione tra due persone dello stesso sesso è quello di una reciproca condivisione della vita, basata sul sentimento, sulle affinità, e la recioroca assistenza. E non rientra in questo compito, per esempio, la generatività, la possibilità di generare figli, e la genitorialità, diritto-dovere di far crescere ed educare i figli.
Quindi è giusto riconoscere alle coppie composte da persone dello stesso sesso specifici diritti, che di fatto sono già riconosciuti in sede civilistica (basterebbe un testo unico che elencasse tali diritti, che a molti sono sconosciuti).
Ma non è giusto chiamare due cose di-verse con lo stesso nome, né riconoscere alle coppie omosessuali uno status giuridico simile al matrimonio, perché il matrimonio è un istituto giuridico riconosciuto dallo Stato come tale in base alle sue finalità, ritenute dallo Stato di interesse prevalente per la costruzione e la tenuta della società medesima.
Una cosa è un istituto giuridico, come la famiglia, la proprietà , le società, la responsabilità patrimoniale, ecc.; altra cosa è la tutela dei diritti dei singoli, che possono esser rafforzati, se necessario, ma non trasformate in istituto giuridici. ( Inoltre, quando si parla di figli, averli non è un diritto, neppure nelle coppie eterosessuali, e parlando dei figli occorre sempre tenere come prima considerazione l'interesse del figlio).
Cioè una cosa è il matrimonio e un'altra cosa le unioni omosessuali, non per la diversità dal punto di vista dei singoli, ma per la di-versa finalità.
Nel caso del matrimnio la dif-ferenza dei due che compongono la coppia , e quindi la loro complementarietà, è proprio elemento costitutivo per il raggiungimento del compito.
Altra cosa è la posizione dei singoli all'interno della coppia, perché è giusto, vista la condivisione stabile della vita, che in entrambi i tipo di unione siano riconosciuti e tutelati i diritti dei singoli, visto che dalla scelta di condividere la vita, che fa nascere aspettative e fa compiere scelte, derivano reciproche responsabilità.
Da ciò discende il matrimonio, che non è lo stare bene insieme, o corrispondenza di sentimento, anche se queste possono essere e di solito sono l'input attraverso cui riconoscersi e impostare una vita insieme.
Ma il matrimonio è chiamata a un compito, ci si mette insieme per un compito, che è la nascita e l'educazione dei figli. E la costruzione della famiglia, cioè di una comunità che è la prima cellula della società civile, dove si impara la condivisione, la solidarietà, la responsabilità personale , tutto ciò che serve per affrontare liberamente e costruttivamente la vita nella società.
L'unione tra due persone dello stesso sesso, che si vogliono bene e condividono la vita insieme, è cosa diversa dal matrimonio.
Nel matrimonio due persone differenti contribuiscono in modo tra loro complementare, perché non sono uguali, al compito comune.
Nell'unione tra due persone dello stesso sesso non esiste questa complementarietà delle persone, può esistere una complementarietà di mansioni, ma non di persone.
Quindi matrimonio e unioni tra persone dello stesso sesso sono due cose diverse. Da di e vertere, cioè andare in direzioni opposte, non andare nella stessa direzione, non avere lo stesso compito.
Infatti il compito del matrimonio, l'abbiamo visto è la costruzione della famiglia, la generazione ed educazione dei figli.
Il compito di una unione tra due persone dello stesso sesso è quello di una reciproca condivisione della vita, basata sul sentimento, sulle affinità, e la recioroca assistenza. E non rientra in questo compito, per esempio, la generatività, la possibilità di generare figli, e la genitorialità, diritto-dovere di far crescere ed educare i figli.
Quindi è giusto riconoscere alle coppie composte da persone dello stesso sesso specifici diritti, che di fatto sono già riconosciuti in sede civilistica (basterebbe un testo unico che elencasse tali diritti, che a molti sono sconosciuti).
Ma non è giusto chiamare due cose di-verse con lo stesso nome, né riconoscere alle coppie omosessuali uno status giuridico simile al matrimonio, perché il matrimonio è un istituto giuridico riconosciuto dallo Stato come tale in base alle sue finalità, ritenute dallo Stato di interesse prevalente per la costruzione e la tenuta della società medesima.
Una cosa è un istituto giuridico, come la famiglia, la proprietà , le società, la responsabilità patrimoniale, ecc.; altra cosa è la tutela dei diritti dei singoli, che possono esser rafforzati, se necessario, ma non trasformate in istituto giuridici. ( Inoltre, quando si parla di figli, averli non è un diritto, neppure nelle coppie eterosessuali, e parlando dei figli occorre sempre tenere come prima considerazione l'interesse del figlio).
Cioè una cosa è il matrimonio e un'altra cosa le unioni omosessuali, non per la diversità dal punto di vista dei singoli, ma per la di-versa finalità.
Nel caso del matrimnio la dif-ferenza dei due che compongono la coppia , e quindi la loro complementarietà, è proprio elemento costitutivo per il raggiungimento del compito.
Altra cosa è la posizione dei singoli all'interno della coppia, perché è giusto, vista la condivisione stabile della vita, che in entrambi i tipo di unione siano riconosciuti e tutelati i diritti dei singoli, visto che dalla scelta di condividere la vita, che fa nascere aspettative e fa compiere scelte, derivano reciproche responsabilità.
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