Lezione di catechismo: domenica 21/01/2018

Cristo benedicente, monastero S. Caterina, Monte Sinai.

Con i bambini oggi siamo tornati a parlare del Credo.
Prima di entrare nel dettaglio di ciò in cui crediamo, una bambina mi chiede:
"Perché crediamo, perché dobbiamo credere?"
"Ecco, è una bella domanda: tu ci stai chiedendo se credere è solo un ornamento, di cui si può fare a meno, o se invece credere ci cambia la vita".
Credere ci cambia la vita?
Perché altrimenti che senso ha? Potremmo andarcene a casa e fare qualcosa di più interessante!"
Abbiamo tentato insieme una risposta partendo dal vangelo del giorno, la chiamata degli apostoli raccontata da Marco.
Noi avevamo letto la chiamata dei primi apostoli come raccontata da Giovanni, ed il racconto era diverso, perché lui è stato uno dei primi due, insieme ad Andrea, a cui Gesù ha chiesto "che cercate?" e loro "Maestro, dove abiti?" "Venite e vedete".
Ed è stato così persuasivo stare quel pomeriggio con Gesù, che loro avevano capito, era il messia. Tanto che Andrea, mentre tornava a casa, incontrando per strada suo fratello Simone, gli ha detto "abbiamo trovato il messia".
Allora, quando Gesù va a cercarli di nuovo, in riva al mare, e dice loro "seguitemi, e vi farò pescatori di uomini" (una promessa senza senso se, per esempio, ve la facessi io, loro pescavano per guadagnarsi da vivere, altro che pescare uomini!), quando Gesù va a chiamarli, in riva al mare, loro si fidano, sanno che è il messia, e quindi lasciano tutto e lo seguono, e i loro compagni e i loro fratelli fanno lo stesso, si fidano dei primi due...
Loro hanno creduto.

Anche noi crediamo.
Ma che cosa significa credere? Che cosa si crede? In che modo?
Oggi il sacerdote nella predica ci ha detto che, come gli apostoli, anche noi dobbiamo essere testimoni.
Ma cosa è un testimone?
Uno che ha visto qualcosa e lo dice pubblicamente.
Ma quello che non si vede? Come possiamo essere testimoni di Gesù vissuto 2000 anni fa? Come facciamo a credere, innanzitutto.
Conosce qualcosa solo chi vede e può raccontare quello che ha visto, o ci sono altri tipi di conoscenza?
Che cosa è la conoscenza per fede?
Come possiamo fidarci, come possiamo dire se un testimone è credibile?
Come si forma una conoscenza per fede, come nasce la fiducia in una persona?
Fatevi raccontare dai bambini la storia del  re del Portogallo, (in Giussani, All'origine della pretesa cristiana), da me adattata e ambientata ad Orgosolo.

Noi come abbiamo conosciuto Gesù?
...... tramite dei testimoni...
Allora.... se lo abbiamo conosciuto, e se questo cambia qualcosa in noi, anche noi  siamo chiamati a raccontarlo a tutti.
È questo che significa essere testimoni.
Come fare?
È semplice o è difficile?
Abbiamo paura? Non sappiamo come fare?
Cosa vuol dire testimoniare? Vuol dire raccontare, cercare di convincere, vuol dire trovare le parole giuste? Ma che ce ne importa delle parole?
Non riusciremo certo a testimoniare e a convincere nessuno a parole, possiamo testimoniare solo con una vita cambiata. Solo una vita cambiata è attraente e coinvolge.

Che cosa ha cambiato Gesù, che, badate, ha cambiato la storia, tanto che l'ha divisa in due, prima e dopo Cristo.
Che cosa ha cambiato in noi?
Ci ha dato un modo nuovo di vivere le cose solite. E di possedere le cose che abbiamo.
Oggi san Paolo nella seconda lettura diceva:
" il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!"

D) ma è triste?
R) è triste, perché siamo abituati a possedere tutto, e se qualcosa ci manca o ci va storto, stiamo male.
Tutto è iniziato nel paradiso terrestre, quando Adamo ed Eva hanno voluto essere come Dio. Si chiama peccato originale.
Ma ci pensate. Avete presenti gli schiavi, non contavano nulla, dovevano fare quello che voleva il padrone e se non lo facevano venivano frustati o uccisi.
Ma si può essere schiavi in molti modi, si può essere schiavi delle proprie ricchezze, dei propri desideri, dei propri capricci, delle proprie capacità, della riuscita.
Gesù quando è venuto ci ha detto "guardate che tutto finisce, e voi volete essere schiavi di qualcosa che finisce?
Vivete con gioia tutte le cose, ma senza essere schiavi delle cose."
Voi bambini siete più semplici, perché possedete poche cose. E per fortuna avete avuto poche delusioni, avete trovato amore, avete avuto vicino qualcuno che vi ha spiegato le cose, non vi incaponite come noi adulti, siete capaci di stupore. Per questo mi dite che la frase di san Paolo è triste, perché non ne avvertite il bisogno.
Noi adulti, che possediamo più cose, soffriamo di più perché più si possiede e più si vorrebbe, e non vogliamo perdere nulla di quello che abbiamo. Man mano che si possiede di più, si crede di avere diritto a tutto, e ci si fa un'idea nostra di ciò che è giusto o no, e si diventa più superbi, si crede di poter fare da noi.
Invece la vita ci insegna che tutto si può perdere, e che la vita non dipende da noi.
Allora abbiamo bisogno di quelle parole di san Paolo, abbiamo bisogno di un perché che vada oltre le piccole cose.

Perché in realtà non conta quello che si ha, conta il perché si hanno o si fanno le cose.
L'uomo è uomo perché cerca il perché delle cose, cerca il significato.
Tu, per esempio, ti aspetti qualcosa dalla tua vita, o ti accontenti di un giorno che passa dopo l'altro, senza desideri, progetti, aspettative?
R) non avrebbe senso!

E Tu, cosa vuoi fare da grande?
R) avere un lavoro, un marito, e dei figli.

Hai un'idea bella del tuo futuro, non sai di preciso come sarà, e solo col tempo vedrai se si realizzerà così come pensi o se qualcosa cambierà.. ma quel che conta di più è che ti aspetti qualcosa e vedi un orizzonte, non hai la sicurezza di come ti andrà, ma hai bisogno di sapere che ti andrà bene.

Abbiamo bisogno di un perché, per tutte le cose.
Per esempio, tua madre ti chiede di mettere a posto la camera. E tu sbuffi, non lo fai. Non ne capisci il morivo, oppure semplicemente fai i capricci.
Ma la mamma te lo chiede per un bene, il bene è che la camera ordinata è più bella, nel disordine non si trova niente, se viene qualcuno a casa e la trova ordinata è più accogliente, è un bene anche per tua mamma, che non deve faticare per mettere a posto quello che tu metti in disordine, è un bene per te, perché dicendotelo la mamma ti insegna i motivi, a poco a poco impari i motivi... e così tu che adesso non lo fai, quando avrai dei bambini che come te non lo faranno, ripeterai loro le stesse cose che mamma diceva a te, e così gli insegnerai il significato, che nel frattempo hai capito anche tu.
Il significato delle cose. Il motivo per cui vale la pena, per cui vale la pena vivere e morire (come quel ragazzino di 15 anni, in Siria, ucciso dai compagni perché ha rifiutato di rinnegare Gesu).
Gesù ci ha portato questa libertà dalle cose, perché quello che rende il cuore felice non è quello che possiedi, ma è il motivo ultimo.
Il significato delle cose è il legame con Gesù, il motivo ultimo di tutto, l'unico che dà speranza,quello per cui gli apostoli hanno abbandonato il padre con i garzoni e gli sono andati dietro.
Ricordate? Gli uccelli del cielo, i capelli del capo, i gigli del campo....

In questa settimana, tutte le sere, prima di andare a dormire, mentre dite le preghiere, ripercorrete la vostra giornata e chiedetevi se c'è stato qualcosa a cui non avete voluto rinunciare, e invece avreste potuto farne a meno. O se c'è stato qualcosa, cui tenete, e di cui potreste dire "non è questo che mi rende felice".
Poi domenica prossima ne parliamo.
Ma guardate bene che non dobbiamo rinunciare alle cose che ci interessano, ma dobbiamo possederle come se non le possedessimo. Cioè liberi dalle cose.
Non mettendoci il cuore sopra più di quanto meritano. Sicuramente non amandole più di quanto amiamo Dio.

La lezione, qui resa in maniera descrittiva, in realtà si è svolta tutta nell'intreccio di domande e risposte. Nulla di "insegnato" dall'alto, ma aiuto a guardare la realtà, e a dare ragione di tutto. 



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