Mamma
Era bella.
La sua figura, non alta, minuta, "sottile", faceva intravvedere un carattere per certi versi umile e dolce, e, in un sol tempo dava un senso di sicurezza.
Tanto che, se la incontravi, pur senza conoscerla, non ti era difficile, difficile all'animo, avvicinarla, anzi, lo desideravi, come se sapessi in anticipo che parlare con lei ti avrebbe fatto bene.
Umile, perché aderente alla realtà, a un "dato" visibile, che ci precede.
E mai si sarebbe messa avanti al dato. Ma proprio perché "dato", donato, nulla la intimoriva, nulla la abbatteva.
Da questo punto di vista era forte. Quella forza che nasce da una certezza, quella forza che è sicurezza, qundi tranquillità. Ogni circostanza, anche quella che per altri sarebbe stata incomprensibile, per lei era un dono, e accendeva in lei fiducia.
Era questo, poi, a renderla dolce, attenta a tutti, e ad ogni particolare, pronta a servire.
I capelli color nocciola, quasi biondi, le scendevano sulle spalle a boccoli, incorniciando il volto di una luce morbida. Altre volte, invece, li teneva raccolti, e il viso, anziché perderne, si accendeva di colore, come se la sua pelle fosse perla.
Salutava con discrezione. Ed era sempre di fretta.
Era bella, di una bellezza senza misura, perchè non erano i lineamenti, ma il suono, a colpirti, la sua musica...
Ci sono suoni sordi, duri, che vanno diritti ad impattarsi là, sulla roccia, sulla parere, e restano imprigionati nel granito, nel calcare, nel tufo. Vanno e basta.
Ci sono suoni che invece ritornano, e ti restituiscono, ti fanno sentire tutta l'anima di quel che toccano.
Ti arriva l'eco, come lo spruzzare dell'onda che ti lascia sulla pelle il salino del mare, come un tremolare della luce, come un moto ondoso, come un bagliore che permane.
Ci sono suoni così, che ti spalancano alla vita, al mondo. Ecco, erano così i suoi lineamenti, ti spalancavano. Ogni volta non erano essi a contenere la sua figura, la sua personalità, il suo respiro, a descriverla. Erano piuttosto sponde da cui partire, ti portavano fuori da lei, non saresti mai riuscito a stringerla per averla...
Come l'onda del mare che si frange sulla riva.... e poi ritorna. Era un rimando...o un ritorno.... o un invito....
Anche il suo sguardo era particolare. Erano i suoi occhi a parlare per lei ....Perché lei sempre ti guardava con quegli occhi, semplici e schietti, che dicono pane al pane e vino al vino, e cioè che quando ti dà una tazza di latte non ti sta dando solo la tazza di latte, ma che la vita è un dono, è di un Altro, non te la dai tu, e per questo a sua volta va donata.
Io provo a immaginarmela stretta tra le braccia di papà.... le prime volte.... Ma lui, da uomo, forte, vigoroso, pieno di vita, e soprattutto maschio, da giovane uomo, maschio, con tra le mani una ragazza, una bella ragazza, una che quando la vedi ti fa sognare, non si sarà accorto che quella ragazza, quella giovane ragazza, quella donna, quella giovane e dolce donna gli sfuggiva da tutte le parti?
Non la si poteva abbracciare per prenderla. Era lei che ti abbracciava, e il calore di quelle braccia, di quel cuore che sentivi battere, ti spiegava tutto, ti comprendeva tutto e ti spiegava tutto di te stesso, senza parole ti diceva chi eri, e cosa era il mondo.
L'intelligenza dei semplici!
Papà l'aveva incontrato durante un bombardamento, in una buia galleria usata come rifugio antiaereo.
Chissà cosa è successo in quei momenti!
Non lo sapremo mai.
Sappiamo che da quel buio, acceso di spazi, iniziò qualcosa, una sperdutezza, da cui qualche anno dopo saremmo nati noi, cinque figli, ora rimasti in.quattro, grandi e a nostra volta padri e madri.
In mezzo ci furono tante cose, la fine della guerra,, la partenza per Genova....
E dopo ce ne furono tante altre, il lavoro di papà, per un pò di tempo solo precario, la malattia del nonno, le fiabe.... raccontava le fiabe, ma anche le storie della bibbia, cambiando e mischiando i personaggi.... non erano mai personaggi lontani e sconosciuti, eravamo noi suoi figli e i nostri cuginetti, che diventavamo protagonisti, e così ci faceva sentire contemporanei del suo racconto.
Aveva gli occhi grigi.
Chissà se rispecchiavano qualcosa della sua vita.... Come quando mi raccontava di quella bambina, sotto la Tour Eiffel, che li teneva bassi, mentre stendeva la mano....
O della tristezza di quelle ragazzine, le orfanelle, che vedevamo passare mentre andavamo verso la Chiesa.
O della fatica, quando dal Pont Suaz o da Gressan risaliva a piedi, gravata dalle sporte della spesa, ad Acque Fredde, dove viveva a servizio di una famiglia.... dove in realtà tutti le volevano bene e la trattavano come una figlia, o una sorella.
A volte ti guardava come se fosse il cielo stesso a guardarti, un cielo animato, vivo.
Il suo sorriso trasformava tutto, ti dava gioia, ti guardava e tu ti sentivi di essere.
Perfino l'ultimo respiro è stato un abbraccio, e insieme un "non avere paura".
Io l'ho visto, io c'ero. Noi c'eravamo.
Ed è stato il suo ultimo abbraccio, che dura ancora, per sempre.
21 novembre 2017
A MIA MAMMA
(che oggi avrebbe compiuto 95 anni)
La sua figura, non alta, minuta, "sottile", faceva intravvedere un carattere per certi versi umile e dolce, e, in un sol tempo dava un senso di sicurezza.
Tanto che, se la incontravi, pur senza conoscerla, non ti era difficile, difficile all'animo, avvicinarla, anzi, lo desideravi, come se sapessi in anticipo che parlare con lei ti avrebbe fatto bene.
Umile, perché aderente alla realtà, a un "dato" visibile, che ci precede.
E mai si sarebbe messa avanti al dato. Ma proprio perché "dato", donato, nulla la intimoriva, nulla la abbatteva.
Da questo punto di vista era forte. Quella forza che nasce da una certezza, quella forza che è sicurezza, qundi tranquillità. Ogni circostanza, anche quella che per altri sarebbe stata incomprensibile, per lei era un dono, e accendeva in lei fiducia.
Era questo, poi, a renderla dolce, attenta a tutti, e ad ogni particolare, pronta a servire.
I capelli color nocciola, quasi biondi, le scendevano sulle spalle a boccoli, incorniciando il volto di una luce morbida. Altre volte, invece, li teneva raccolti, e il viso, anziché perderne, si accendeva di colore, come se la sua pelle fosse perla.
Salutava con discrezione. Ed era sempre di fretta.
Era bella, di una bellezza senza misura, perchè non erano i lineamenti, ma il suono, a colpirti, la sua musica...
Ci sono suoni sordi, duri, che vanno diritti ad impattarsi là, sulla roccia, sulla parere, e restano imprigionati nel granito, nel calcare, nel tufo. Vanno e basta.
Ci sono suoni che invece ritornano, e ti restituiscono, ti fanno sentire tutta l'anima di quel che toccano.
Ti arriva l'eco, come lo spruzzare dell'onda che ti lascia sulla pelle il salino del mare, come un tremolare della luce, come un moto ondoso, come un bagliore che permane.
Ci sono suoni così, che ti spalancano alla vita, al mondo. Ecco, erano così i suoi lineamenti, ti spalancavano. Ogni volta non erano essi a contenere la sua figura, la sua personalità, il suo respiro, a descriverla. Erano piuttosto sponde da cui partire, ti portavano fuori da lei, non saresti mai riuscito a stringerla per averla...
Come l'onda del mare che si frange sulla riva.... e poi ritorna. Era un rimando...o un ritorno.... o un invito....
Anche il suo sguardo era particolare. Erano i suoi occhi a parlare per lei ....Perché lei sempre ti guardava con quegli occhi, semplici e schietti, che dicono pane al pane e vino al vino, e cioè che quando ti dà una tazza di latte non ti sta dando solo la tazza di latte, ma che la vita è un dono, è di un Altro, non te la dai tu, e per questo a sua volta va donata.
Io provo a immaginarmela stretta tra le braccia di papà.... le prime volte.... Ma lui, da uomo, forte, vigoroso, pieno di vita, e soprattutto maschio, da giovane uomo, maschio, con tra le mani una ragazza, una bella ragazza, una che quando la vedi ti fa sognare, non si sarà accorto che quella ragazza, quella giovane ragazza, quella donna, quella giovane e dolce donna gli sfuggiva da tutte le parti?
Non la si poteva abbracciare per prenderla. Era lei che ti abbracciava, e il calore di quelle braccia, di quel cuore che sentivi battere, ti spiegava tutto, ti comprendeva tutto e ti spiegava tutto di te stesso, senza parole ti diceva chi eri, e cosa era il mondo.
L'intelligenza dei semplici!
Papà l'aveva incontrato durante un bombardamento, in una buia galleria usata come rifugio antiaereo.
Chissà cosa è successo in quei momenti!
Non lo sapremo mai.
Sappiamo che da quel buio, acceso di spazi, iniziò qualcosa, una sperdutezza, da cui qualche anno dopo saremmo nati noi, cinque figli, ora rimasti in.quattro, grandi e a nostra volta padri e madri.
In mezzo ci furono tante cose, la fine della guerra,, la partenza per Genova....
E dopo ce ne furono tante altre, il lavoro di papà, per un pò di tempo solo precario, la malattia del nonno, le fiabe.... raccontava le fiabe, ma anche le storie della bibbia, cambiando e mischiando i personaggi.... non erano mai personaggi lontani e sconosciuti, eravamo noi suoi figli e i nostri cuginetti, che diventavamo protagonisti, e così ci faceva sentire contemporanei del suo racconto.
Aveva gli occhi grigi.
Chissà se rispecchiavano qualcosa della sua vita.... Come quando mi raccontava di quella bambina, sotto la Tour Eiffel, che li teneva bassi, mentre stendeva la mano....
O della tristezza di quelle ragazzine, le orfanelle, che vedevamo passare mentre andavamo verso la Chiesa.
O della fatica, quando dal Pont Suaz o da Gressan risaliva a piedi, gravata dalle sporte della spesa, ad Acque Fredde, dove viveva a servizio di una famiglia.... dove in realtà tutti le volevano bene e la trattavano come una figlia, o una sorella.
A volte ti guardava come se fosse il cielo stesso a guardarti, un cielo animato, vivo.
Il suo sorriso trasformava tutto, ti dava gioia, ti guardava e tu ti sentivi di essere.
Perfino l'ultimo respiro è stato un abbraccio, e insieme un "non avere paura".
Io l'ho visto, io c'ero. Noi c'eravamo.
Ed è stato il suo ultimo abbraccio, che dura ancora, per sempre.
21 novembre 2017
A MIA MAMMA
(che oggi avrebbe compiuto 95 anni)
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