Non avere paura: è per tutta la vita...
ALLA RADICE DELLA LIBERTÀ,
PER LA QUALE VALE LA PENA VIVERE E MORIRE
Lei invece gli accarezzava i capelli sporchi e ispidi come fosse un bambino; sapeva che quanto stava per accadere era inevitabile.
Lui l'abbracciò, ma le sue dita erano di colpo fredde, e un brivido freddo attraversò anche il suo petto.
Lei era sdraiata sul cappotto, lui le sfiorava il tessuto rozzo e polveroso della camicia e della gonna, poi gli stivali di finta pelle. La sua mano sentiva il calore del suo corpo.
Katja cercò di mettersi seduta, ma lui riprese a baciarla.
....."Perché non mi guardi?"
"Non voglio.....".
"Non avere paura, è per tutta la vita, se mai ne avremo una".....
Si addormentarono sul cappotto, abbracciati.
Il capocasa si avvicinò e li guardò dormire. La testa del mortaista Saposnikov era poggiata sulla spalla della marconista, il suo braccio le cingeva la schiena, quasi temesse di perderla.
All'alba li svegliò un grido:
"Saposnikov, Vengrova, vi vuole il capocasa, veloci però, gambe al culo".
Nella penombra fumosa e fredda Grekov aveva un'espressione implacabile e austera.
I due ragazzi stavano in piedi di fronte a lui, imbarazzati, e si tenevano per mano senza neppure rendersene conto.
"Saposnikov", disse, "tu ora raggiungerai lo stato maggiore del reggimento, ti trasferisco lì".
Sergej sentì un fremito nelle dita di Katja, e le strinse.
Il silenzio invase il cielo nuvoloso e la terra, quasi tutto aspettasse con il fiato sospeso.
Tutto intorno era meraviglioso, caldo.
"Mi caccia dal paradiso, pensò Sergiej, ci separa come due schiavi", e fissò il comandante con occhi pieni di odio, e insieme di supplica.
Grekov lanciò uno sguardo al viso della ragazza, e a Sergiej quello sguardo parve ripugnante, tanto era spietato e impudente.
"È tutto" disse Grekov. "La marconista viene con te, intanto qui non ha niente da fare senza un trasmettitore. L'accompagnerai tu al comando. Là troverete da soli la vostra strada".
E d'un tratto Sergiej si accorse che a guardarlo erano due occhi bellissimi, affettuosi, intelligenti e tristi come mai ne aveva visti in vita sua.
Vasilij Grossman
Vita e destino.
Biblioteca Adelphi 534
Pagg. 396-397
PER LA QUALE VALE LA PENA VIVERE E MORIRE
Lei invece gli accarezzava i capelli sporchi e ispidi come fosse un bambino; sapeva che quanto stava per accadere era inevitabile.
Lui l'abbracciò, ma le sue dita erano di colpo fredde, e un brivido freddo attraversò anche il suo petto.
Lei era sdraiata sul cappotto, lui le sfiorava il tessuto rozzo e polveroso della camicia e della gonna, poi gli stivali di finta pelle. La sua mano sentiva il calore del suo corpo.
Katja cercò di mettersi seduta, ma lui riprese a baciarla.
....."Perché non mi guardi?"
"Non voglio.....".
"Non avere paura, è per tutta la vita, se mai ne avremo una".....
Si addormentarono sul cappotto, abbracciati.
Il capocasa si avvicinò e li guardò dormire. La testa del mortaista Saposnikov era poggiata sulla spalla della marconista, il suo braccio le cingeva la schiena, quasi temesse di perderla.
All'alba li svegliò un grido:
"Saposnikov, Vengrova, vi vuole il capocasa, veloci però, gambe al culo".
Nella penombra fumosa e fredda Grekov aveva un'espressione implacabile e austera.
I due ragazzi stavano in piedi di fronte a lui, imbarazzati, e si tenevano per mano senza neppure rendersene conto.
"Saposnikov", disse, "tu ora raggiungerai lo stato maggiore del reggimento, ti trasferisco lì".
Sergej sentì un fremito nelle dita di Katja, e le strinse.
Il silenzio invase il cielo nuvoloso e la terra, quasi tutto aspettasse con il fiato sospeso.
Tutto intorno era meraviglioso, caldo.
"Mi caccia dal paradiso, pensò Sergiej, ci separa come due schiavi", e fissò il comandante con occhi pieni di odio, e insieme di supplica.
Grekov lanciò uno sguardo al viso della ragazza, e a Sergiej quello sguardo parve ripugnante, tanto era spietato e impudente.
"È tutto" disse Grekov. "La marconista viene con te, intanto qui non ha niente da fare senza un trasmettitore. L'accompagnerai tu al comando. Là troverete da soli la vostra strada".
E d'un tratto Sergiej si accorse che a guardarlo erano due occhi bellissimi, affettuosi, intelligenti e tristi come mai ne aveva visti in vita sua.
Vasilij Grossman
Vita e destino.
Biblioteca Adelphi 534
Pagg. 396-397
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