Agnus Dei


Ieri, le esequie di nonno Angelo.
Oggi l'anniversario della morte di mia mamma.
36 anni, e non potete immaginare quanto il mio cuore è pieno di lei.
Ci penso e prego.
Ho voglia di qualcosa di bello per loro, e per gli amici che sono nel dolore di una morte, voglio qualcosa che esprima certezza e gioia.
Così ho cercato, e ho riascoltato, l'Agnus Dei della Messa dell'Incoronazione di Mozart. È stata ed è la mia preghiera di oggi.
Ascoltate: tu che mi stai leggendo, mettiti le cuffie, e ascolta. È come se qualcuno ci abbracciasse, tanto ci si sente capiti nel nostro bisogno, consolati, certi, gioiosi, in pace.

https://youtu.be/64ckkiz33cU

Don Giussani scriveva che «con quel grido "Agnus Dei" tradotto in note nella sua Messa dell'Incoronazione, Mozart si è guadagnato sicuramente la Misericordia di Dio.
Il suo genio raggiunse quel vertice di perfezione e di bellezza, non perché la sua persona era retta, irreprensibile, era piuttosto pieno di incoerenze e di limiti.
Ma quando creava, il suo attaccamento a Gesù misteriosamente rischiarava ogni cosa.
Così per me, continua Don Giussani, ascoltare questa sua messa è come scoprirmi immerso nella frescura del mattino quando il sole non è ancora tutto formato all'orizzonte, e il cielo aurorale ne annuncia l'incipiente presenza.
L'avanzare della musica è come luce che si inoltra nella trama della nostra giornata.
Siamo peccatori, sì, ma salvati: Agnus Dei, qui Tollis peccata Mundi.

Questo brano spettacolare, con quel canto così commovente, intenso e perfetto, è una preghiera, una domanda poggiata su Dio fatto uomo per salvare la povertà e la meschinità di noi uomini».

Il canto è affidato ad una soprano solista,una donna, come una delle grandi figure femminili del vangelo, che può guardare negli occhi colui che è la fonte del perdono.
E la melodia è di una intensità affettiva così pregnante che Mozart non esitò a riutilizzare quest'aria nelle nozze di Figaro come esempio commovente di un cuore innocente appassionato: impossibile creare un tale canto, senza che gli occhi siano pieni di una presenza.

E così il soprano ripete per tre volte la richiesta, abbi pietà di noi, fino quasi a spazientirsi, tanto le è familiare l'interlocutore e tanto le è necessario il perdono richiesto.
Alla fine ogni tensione si stempera nella domanda finale  che è già certezza: "Dona nobis Pacem".
Qui la scena si popola, dapprima il soprano viene accompagnato nel canto dai solisti,  che subito dopo trascinano  nel canto tutto il coro, a significare tutta l'umanità.
La pace di Cristo è la promessa eterna per l'uomo di ogni tempo.

https://youtu.be/64ckkiz33cU
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La versione del brano qui proposta è quella di Von Karajan di fronte a Giovanni Paolo II°, nel 1985'
«Von Karajan pregava, dirigendo! In questo obbedendo a Mozart. La cosa che più mi impressionò fu come il soprano lo seguiva, l'unità di lei con lui.
Ho pensato: ognuno di noi è chiamato ad essere, nella vita, direttore d'orchestra, tutto ciò che s'incontra deve apportare ad essere una nota che fluisce in una sinfonia».

(Giussani, Spirto Gentil. Invito all'ascolto. BUR)

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