Genitore 1,2,3 4,... nessun genitore: e il commercio dei bambini.
STEPCHILD ADOPTION ED UTERO IN AFFITTO
La “stepchild adoption” è uno strumento giuridico con il quale si rende “genitore” adottivo il compagno di turno di quello naturale del bambino, in assenza di vincoli “di sangue”. In buona sostanza: se uno dei due genitori naturali venisse a mancare (per morte, disinteresse, inidoneità…) e l’altro decidesse di unirsi a un nuovo compagno, questi, in virtù di un generico ed astratto “interesse del minore” a conservare “rapporti affettivi”, potrebbe ottenere di diventare “genitore” adottivo del figlio dell’altro, a prescindere dall’omosessualità o eterosessualità della coppia. In questo modo, il compagno diventerebbe "genitore" a tutti gli effetti anagrafici (anche se non ha "generato" nulla) e, in caso di separazione, continuerebbe ad esserlo (salvo che, in futuro, si crei la possibilità di separarsi anche dai “figli” e diventare “genitori e figli a tempo determinato”). Ovviamente, nel momento in cui i due "genitori" – uno naturale e l’altro artificiale – decidessero di cambiare partner (o di aggiungerne altri, grazie al “poliamore”), anche il nuovo compagno potrà farsi proclamare genitore (n. 3, n. 4, n. 5…) a seconda del numero di compagni futuri, fino ad un numero infinito di "genitori", sempre con l'assenza del vero genitore naturale ossia colui che che ha permesso la fecondazione dell'ovulo. In caso di coppie omosessuali, poi, sempre con l'assenza della figura paterna o materna. Il bambino/a avrà, cosí, un numero infinito di "genitori legali”, cioé, frutto di decisioni giurisprudenziali ma, di fatto, sarà senza alcun genitore, con conseguente disordine, confusione e strazio: tanti genitori significa, infatti, nessun genitore. Immaginiamo, poi, il numero infinito di fratelli e sorelle acquisiti…. Il tutto in nome del “preminente interesse del minore”, come sancito pomposamente dalla recente magistratura.
La barbara pratica dell’ “utero in affitto” è ancora peggio: con essa una coppia che non può avere figli, magari perché composta da persone dello stesso sesso, decide di pagare due donne, la prima perché le si impianti del seme maschile che fecondi l’ovulo e la seconda perché porti in grembo quest'ovulo così fecondato e trasferito nel grembo della seconda donna sino al parto, allorquando il bimbo verrà impacchettato e consegnato agli acquirenti che fingeranno di esserne i genitori, sebbene il bambino continuerà a somigliare, non solo fisicamente ma anche per dna, a quelli naturali. Perché due donne e non una sola? Solo per impedire al figlio di poter risalire alla propria madre naturale, creando in lui confusione su quale delle due lo sia realmente, se quella che ha messo a disposizione l’ovulo o quella che l’ha portato in grembo, e per evitare, così, ad entrambe le donne di considerare come proprio figlio, il bambino messo alla luce. Ovviamente, se il bambino, alla nascita, dovesse presentare vizi, difetti o difformità sarà restituito, non si sa a chi, forse all’impresa che gestisce tale commercio e che si fa chiamare “clinica”.
Avv. Paolo Panucci Pavia
Pubblicato oggi sul Ticino
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10215802321722424&id=1575938962
La barbara pratica dell’ “utero in affitto” è ancora peggio: con essa una coppia che non può avere figli, magari perché composta da persone dello stesso sesso, decide di pagare due donne, la prima perché le si impianti del seme maschile che fecondi l’ovulo e la seconda perché porti in grembo quest'ovulo così fecondato e trasferito nel grembo della seconda donna sino al parto, allorquando il bimbo verrà impacchettato e consegnato agli acquirenti che fingeranno di esserne i genitori, sebbene il bambino continuerà a somigliare, non solo fisicamente ma anche per dna, a quelli naturali. Perché due donne e non una sola? Solo per impedire al figlio di poter risalire alla propria madre naturale, creando in lui confusione su quale delle due lo sia realmente, se quella che ha messo a disposizione l’ovulo o quella che l’ha portato in grembo, e per evitare, così, ad entrambe le donne di considerare come proprio figlio, il bambino messo alla luce. Ovviamente, se il bambino, alla nascita, dovesse presentare vizi, difetti o difformità sarà restituito, non si sa a chi, forse all’impresa che gestisce tale commercio e che si fa chiamare “clinica”.
Avv. Paolo Panucci Pavia
Pubblicato oggi sul Ticino
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