In preparazione alla Cresima (2): L' ATTESA



Ravenna, Cupola della chiesa dello Spirito Santo
(Battistero degli Ariani)

Questa è l'ultima lezione di catechismo, prima della Cresima.

Abbiamo detto che la Cresima, o Confermazione, è essere confermati da Dio tramite lo Spirito Santo:
Dio, dopo averci generato come cristiani nel Battesimo, ci ridice il suo sì, e ci dà i suoi sette doni per aiutarci a vivere da Cristiani e ad essere suoi testimoni.

Ma che cosa è la vita cristiana?

Cercheremo di capirlo procedendo in un modo un po' insolito. 

Metterò in sottofondo della musica, che poi vi spiego, il concerto per violino e orchestra in Re maggiore op. 61 di Beethoven.


e mentre ascoltiamo la musica (basta cliccare sull'icona per attivarla), guardiamo alcune immagini della cappella degli Scrovegni dipinta da Giotto, che ci fanno capire più facilmente, intuitivamente cosa c'è in gioco..

Leggiamo per prima cosa il brano del Vangelo che ci racconta l'incontro di Maria Maddalena con Gesù risorto (Gv 20, 11-17):

"Maria (dunque) stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, (noli me tangere) perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto".

E guardiamo come lo raffigura Giotto:

Giotto, Cappella degli Scrovegni: "Noli me tangere"

Guardiamo il dipinto da sinistra a destra, cosa notiamo?
A sinistra vedete il sepolcro in marmo rosa, le guardie addormentate, due alberi di cui si vedono i tronchi e, se guardiamo attentamente, anche i rami, un po' nascosti dentro il blu del cielo, che sono spogli.
A destra invece, dove c'è Gesù risorto, la vegetazione è rigogliosa.
Questo è il primo segno, a sinistra gli alberi spogli, il sepolcro, i soldati che dormono (ma poi diranno che mentre dormivano sono venuti i discepoli a prendersi il corpo per portarlo via) quindi la menzogna. In una parola la morte.
A destra la vita, dove c'è Gesù risorto c'è la vita.
Anche gli angeli seduti sul sepolcro: uno indica Gesù, ecco, la vita è di là.
L'altro ha lo scettro della vittoria: Gesù ha vinto la morte.
Se Cristo non fosse risorto, il suo passaggio sulla terra sarebbe stato inutile, e noi oggi non saremmo qui a parlare di Lui. Ma soprattutto nessuno potrebbe vedere mantenuta la promessa del centuplo quaggiù. 

Guardate un'altro particolare: il crinale di roccia su cui è adagiato il sepolcro e di fronte a cui si svolge la scena, scende verso destra, cioè verso Est, verso l'alba, e infatti è illuminato dal sole appena sorto. Così Giotto ci fa capire che Cristo è la luce del mondo.
Mentre con quel crinale che scende verso destra, verso la luce, ci indica anche, ci porta a guardare verso quello che per lui è il centro della scena, cioè le mani protese della Maddalena, che spiegherò dopo.

Ma soffermiamoci ancora su quel crinale.
Se andiamo a vedere l'affresco precedente, cioè la deposizione di Gesù nel sepolcro, troveremo lo stesso crinale, solo che in questo dipinto sfila verso sinistra, cioè verso Ovest, verso il tramonto, e infatti è tutto in ombra. 



Ecco, cosa sarebbe successo se Cristo non fosse risorto, sarebbe il tramonto, la fine di ogni speranza.
Guardate, questa immagine si intitola "Il compianto" su Gesù morto, piangono gli angeli, piange la terra, l'albero è spoglio, piangono le donne, è una scena di tristezza infinita.

Solo un particolare rivela che non tutto è finito: sull'albero spoglio ci sono già delle gemme, perché la morte, con Gesù, non è più la fine di tutto, ma è l'inizio della resurrezione.

Ma guardate ancora, il centro dell'immagine, a cui le diagonali portano il nostro sguardo, è il volto della Madonna. Piange, ma non è disperata, "Maria, tu sei la forza della nostra Speranza" diceva don Giussani. E' lei che ha creduto alle parole dell'Angelo, è lei che per sperare non aspetta il domani, sa che il suo Gesù ha già vinto la morte. Lo sapeva già allora, senza sapere come, ma già lo sapeva.

Guardate, Giotto ha dipinto qui per Maria lo stesso identico volto che aveva dipinto nel Natale.



Vedete, il volto è lo stesso, ma guardate il manto della Madonna, qui è in parte azzurro, in parte dorato, nel Compianto è tutto azzurro, quando la salvezza sta per venire in tutta la sua potenza, la potenza di Cristo risorto, la Madonna viene dipinta come la donna vestita di cielo.

Questa è la speranza. 
Il cielo.
Guardate, il colore azzurro del manto della Madonna è lo stesso azzurro del cielo del Noli me tangere.

Il Cielo...

Ecco, fermi, ascoltate.
Sentite il violino?
Il violino ci sta dicendo le stesse cose che ci siamo sentiti dire da Giotto. Sentite come sale? Provate a immaginare: l'orchestra è una compagnia di amici, come potremmo essere noi, o una classe di scuola, o un gruppo di conoscenti, o una famiglia (immaginatela un po' numerosa, quando si raduna per una festa).
Il violino è uno dei giovani della compagnia che a un certo punto, pieno di forza, di inventiva, di capacità, improvvisamente esce dal coro e, diciamo, ne fa una delle sue. Un po' come Andrea quando emerge, e tutti ci fermiamo a guardarlo. E lui in quel frangente dà il meglio di sé, è bravo, e quando uno è bravo sale verso il cielo. Ascoltate...
Il violino per ben tre volte sfugge, e quando sfugge all'orchestra per dimostrare la sua bravura, ( e poi vedrete che non ce la fa, ha bisogno dell'orchestra che lo sostenga), ma quando sfugge all'orchestra  è bellissimo, ed è bellissimo nelle parti alte, quando va verso il cielo.

Riprendiamo adesso il nostro dipinto, il Noli me tangere.



Guardate adesso con attenzione la parte destra dell'affresco. Guardate Gesù, sembra che non ci stia nel quadro, sembrerebbe che Giotto abbia sbagliato le misure, per cui non è riuscito a dipingere il gomito e il piede sinistro di Gesù.
Ma non è così. In realtà Giotto non ha preso male le misure, ma lo ha fatto proprio apposta, il gomito di Gesù non si vede perché ha già sfondato il tempo e lo spazio, è passato oltre, perché sta entrando nell'eternità. E questo ce lo dice anche il fatto che il piede destro di Gesù è già girato, il corpo è in rotazione, non sta andando verso la Maddalena, verso il centro del dipinto, ma ne sta per uscire.

Esattamente lo stesso, anche se al contrario, che si vede in quest'altro dipinto:




Questa è l'Annunciazione di Cortona, dipinta del Beato Angelico.
Qui è il Mistero, l'infinito, l'eterno, che irrompe nella storia dell'uomo, in quella piccola stanzetta di quella ragazzina di 16 anni. Le ali dell'Angelo restano fuori dal colonnato, a significare che il tempo non può contenere l'Eterno e lo spazio non può contenere l'Infinito.
Eppure, per aver detto "Sì, sia fatto di me secondo la tua parola" , l'Eterno è entrato nell'utero di quella ragazzina.

La prospettiva delle colonne ci fa andare indietro nel tempo, all'origine, al peccato originale.
In fondo, infatti, oltre il colonnato, vediamo la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre.
In primo piano, invece, la Madonna che diventa madre di Dio, Gesù, il nuovo Adamo, la rinascita dell'uomo, la vita.

Sentite il violino, come Gesù che nel dipinto sta per uscire così il violino, va sempre più in alto. Le note alte del violino, come il cielo in alto, come il manto della Madonna, come la grandezza delle ali dell'Angelo, come l'eternità, il Paradiso.
Ce l'ha promesso, il Paradiso!
Ma guardate...


alla Maddalena, che vorrebbe afferralo, vedete le mani tese che sembra stiano per afferrarlo?, alla Maddalena dice, con la mano distesa "non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre", non sono ancora andato a prepararvi il posto, non siete ancora in Paradiso. La pienezza è nel Paradiso. Per questo vado là. Per voi, perché i vostri nomi siano scritti nei cieli.
Ma non mi trattenere, non avere fretta di stringere le cose, tutto quello che stringi tra le mani, prima o poi si sgretola, muore. Stringerai, a suo tempo, stringerai ancora più forte, ma nel Paradiso.

"Si può benissimo amare, in questo mondo in cui siamo, senza aver subito voglia di uccidere il proprio caro amore, o di imprigionarlo tra i vetri (come si fa con gli uccelli) in una gabbia in cui l'acqua non ha più sapore di acqua e i semi d'estate non hanno più sapore di semi".
(Girolama nel Miguel Manara).

Ma a noi cosa resta? La risposta è nello sguardo della Maddalena. Guardate, i suoi occhi polarizzati dagli occhi di Gesù, e il manto rosso, simbolo della Carità. La Carità che è guardare Cristo, cercare Cristo, vedere con gli occhi di Cristo.

Lo sguardo della Maddalena è il possesso vero: "guardare Te, o Cristo, è il possesso vero di tutte le cose" .

Ascoltiamo ancora il violino. Il violino non è soltanto il nostro Andrea quando è geniale, il violino siamo tutti noi, quando pretendiamo di afferrare le cose, mentre solo Dio ci può afferrare e solo in Lui possiamo afferrare. Il centuplo quaggiù, anche quello ci ha promesso, è questo sguardo che ci fa vedere tutte le cose con le pupille di Dio, è il rapporto con l'infinito.

Il violino siamo tutti noi quando, presi dalla smania, pretendiamo di stringere subito, pretendiamo di farci da soli.

Chi sono i primi uomini che hanno preteso di farsi da soli, di essere come Dio?
R.; Adamo ed Eva
Bravi, proprio loro, il primo peccato è un peccato di superbia, e anche di idolatria, volevano essere come Dio.
Il violino è il simbolo del peccato originale, di questa pretesa di farsi da soli.

Dal peccato originale in poi gli sforzi dell’uomo per rendersi autonomo, sia personalmente che socialmente, si sono solo moltiplicati e il concerto per violino esprime esattamente questo, con quel tema che percorre tutto il pezzo:
la vita dell’uomo, della società, è segnata dalla melodia dell’orchestra dalla quale per tre volte il violino fugge per affermare se stesso e dalla quale per tre volte viene ripreso fino a riposare in pace. Quando è ripreso e continuamente riaccolto nella grande armonia dell’orchestra il violino ritrova la pace, ritrova se stesso e la forza di rigenerarsi ancora. Riconosce la sua dimora. La dimora dell’io.

Qual è questa dimora?
Avete sentito? Quando il violino sale, prima timidamente, poi sempre più quasi altezzoso, l'orchestra fa silenzio. Solo ogni tanto emette un suono in sottofondo, come a dire, guarda che ci siamo, non ti abbiamo lasciato solo. Come i vostri genitori, quando vi lasciano fare, ma nello stesso tempo vi aspettano.
Così facendo il violino a poco a poco impara, fino a capire che la sua casa, la sua dimora, non è dove lui possiede tutto, ma dove c'è un rapporto. E' la comunità. Ed è la Carità, un donarsi perché amati gratuitamente. Allora nasce questa sintonia totale.
Come possiamo dedurre dal dipinto di Giotto: quel gomito fuori, quel passo già iniziato per andare, per uscire dalla scena del quadro, ma dove va? Non va nello spazio infinito, non va fuori dal mondo, va  "al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro".

Il secondo movimento è quando finalmente si è creata una piena consonanza tra violino ed orchestra.
Vale la pena ascoltare almeno i primi 3 minuti.

[nota tecnica: per ascoltare questo brano - così come per il seguente - occorre prima tornare in alto al precedente e fermarne l'esecuzione, altrimenti i due brani si sovrappongono]


Vi accorgerete che ad un certo punto il violino e l'orchestra sono talmente in sintonia che l'uno suona nelle pause dell'altra: suona l'orchestra, e quando si ferma a prender fiato inizia il violino, poi il violino finisce di suonare e, mentre fa la pausa, riprende a suonare l'orchestra, e così per parecchie battute. Come un respiro. Come se fossero un organismo unico.
Immaginate il respiro, non si può inspirare ed espirare nello stesso momento, e qui è come se il violino sia l'inspirazione  e l'orchestra continui con l'espirazione, brevi battute che si susseguono l'una all'altra, legate tra loro.

Finché si arriva al 3° e ultimo movimento, il rondò.


È il tema della festa, cioè del compimento.

Ma torniamo al dipinto.
Non mi toccare, non mi trattenere, perché mi stringerai, cioè avrai la pienezza di tutto, nel momento in cui sarai nell'eternità. La Maddalena ci indica che cosa è la vita cristiana, la vita cristiana è l'attesa del Regno di Dio, dell'eternità. Ma non è un'attesa senza far niente, è un'attesa vivendo tutte le cose con l'occhio di Dio, o sotto lo sguardo di Dio. Lei lo guarda e Lui la guarda.
E come avviene questo Regno di Dio?
Ve lo dico io, ma poi lo vediamo nel dipinto. Il Regno di Dio avviene tramite la Chiesa.
Tramite la vocazione data ad ognuno, dentro la Chiesa.
E qui ci riguarda direttamente, ha a che fare con la Cresima.

Guardate lo stendardo in mano a Gesù:


Nello stendardo c'è scritto "VICTOR MORTIS", perché Gesù è il vincitore della morte. Ma quella frase è composta da 12 lettere, esattamente come i 12 apostoli. Ci indica cioè la missione. Che è quello a cui siamo chiamati: con la Cresima siamo chiamati ad essere missionari, cioè Suoi testimoni.


Questa immagine del Noli me tangere di Giotto è la sintesi della vita del cristiano, ci indica l'attesa del Regno di Dio. Don Giussani la chiamava Verginità.  La verginità, cioè uno sguardo su tutte le cose come quello della Madonna, che aveva  sempre negli occhi e nel cuore Cristo; o come raffigurato da Giotto con la Maddalena: non è solo per preti e suore, ma per tutti, tra amici, tra genitori e figli, tra marito e moglie, tra fidanzati, vi permette uno sguardo vero su tutte le cose.


«Quando insegnavo in prima liceo, per dimostrare l’esistenza di Dio, andavo da casa mia a scuola, il Berchet, con in braccio un giradischi, e poi facevo sentire Chopin, Beethoven... Uno dei primi che ho fatto sentire è stato questo concerto di Beethoven».  «Quando ho fatto sentire questo concerto di Beethoven, dove c’è il refrain che ho chiamato della comunità, quando tutta l’orchestra entra e ha sempre la stessa melodia, poi per tre volte il violino, che rappresenta la singolarità, prende la fuga e va per il suo destino, fin quando, stanco, è ripreso dal tema melodico dell’orchestra intera (che finisce anche il brano)... quando c’è stato il pezzo che abbiamo sentito, nell’aula di quella prima C, dove c’era assoluto silenzio, una ragazza che era al primo banco, qui a destra, che si chiamava Milene Di Gioia - me la ricordo ancora -, improvvisamente è scoppiata in un pianto dirotto, che non riusciva più a frenare. Ho lasciato andare avanti un po’ e poi ho detto: “Si capisce bene la differenza che c’è tra anima e anima, tra sensibilità e sensibilità, tra còre e còre”; quegli altri non avrebbero pianto certamente. Perciò da allora questo pezzo è diventato più significativo per me. Lo struggimento che il tema fondamentale genera - struggimento tale che una sensibilità come quella della Milene l’ha fatta scoppiare in pianto -, questo struggimento è l’emblema dell’attesa di Dio che ha l’uomo».

«Io non mi ricordavo più niente di lei, neanche quasi la fisionomia sua mentre andavamo per le strade. Si è fermata al singhiozzo anche la sua fisionomia, la memoria della sua fisionomia: vivida, ma fermata lì. Per quarantadue anni, a ogni vacanza, io chiedevo ai ragazzi di cercarla sugli elenchi telefonici di tutte le regioni d’Italia: non l’ho mai trovata per quarantadue anni»
Fino a quel giorno di fine marzo 1996 che Milene è stata rintracciata e invitata.

 «Sono andati a prenderla alle sette e mezza e, quando è entrata in casa nel folto gruppo che c’era lì sulla porta, non ho fatto fatica a riconoscerla: era tale e quale!
“Ragazzi, quarantadue anni io ho aspettato di rivedere una ragazzina che aveva sedici anni. Quarantadue anni ricercata! E poi ditemi, per favore, se la verginità è una cosa che dimentica la donna. Potete immaginare un fatto del genere? No, immaginarlo non potete”. E infatti, ciò che ha reso possibile l’aspettare quarantadue anni è una cosa semplice, totalmente positiva, come un dono di Dio, insomma! E poi, assolutamente gratuito, totalmente gratuito, cioè senza nessun tipo di convenienza. Quarantadue anni! Ditemi per favore se non è una fiaba, questa!»

Vi prego, ragazzi, 
tenete impressa nella mente e nel cuore
 questa immagine e questa musica, 
in modo che ogni volta che la vita vi chiederà una scelta, 
e anche ogni volta che la distrazione e le difficoltà 
vi dovessero portare alla dimenticanza di Dio, 
quella immagine, e quella musica, 
aprano il vostro cuore e la vostra mente 
ricordandovi cosa significa 
essere cristiani.


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Disclaimer:
quanto qui riprodotto è il resoconto puntuale della lezione di catechismo tenuta, a braccio, col solo ausilio delle immagini e della musica qui riprodotte, il giorno 02/06/2019  (parrocchia di San Francesco a Sassari). 

Alcune parti, riassuntive, nascono direttamente dal dialogo fatto di domande e risposte con i ragazzi che si preparano alla Cresima.
Per questo non ha alcuna pretesa di completezza, ed è presentato in maniera discorsiva.
I testi utilizzati per la preparazione, e qui citati a braccio , dove non sia già dichiarata la fonte, sono:

1) Cappella degli Scrovegni:
"Il Vangelo secondo Giotto" di Roberto Filippetti, ed. Itaca.

2) I Vizi, le virtù e i doni dello Spirito Santo:
- catechesi di padre Maurizio Botta e padre Andrea Lonardo dell'ufficio catechistico della diocesi di Roma, su youtube
- Cinquepassi.org
- Gliscritti.it
- Giovanni Paolo II°, catechesi sui doni dello Spirito Santo, da aprile a giugno 1989, in Vatican.va

3) il significato della Cresima:
- gliscritti.it
- padre Maurizio Botta cit. supra
- J. Ratzinger, "Il Dio di Gesù Cristo. Meditazioni sul Dio Uno e Trino" Queriniana-Brescia).
- Joseph Ratzinger, Der Gott Jesu Christi ll Dio di Gesù Cristo
- Benedetto XVI all'Ippodromo di Randwick - Sidney (Australia) sabato 19 luglio 2008
-Benedetto XVI° visita pastorale alla diocesi di Milano, incontro con i cresimandi allo stadio Meazza, giugno 2012, in vatican.va

4) i testi del servo di Dio Mons. Luigi Giussani, sono tratti dal sito ufficiale di CL (clonline.org)

Commenti

  1. Che bella - grazie

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    1. Grazie dell'apprezzamento (purtroppo visto solo oggi). Le dirò una cosa, a me rileggere questo testo, questa lezione fatta ai bambini, ancora adesso mi fa bene, è uno sprone per riprendere il cammino con più consapevolezza, , esattamente come avevo indicato nella mia esortazione finale si bimbi.

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