Maschio e femmina li creò: la Famiglia nel disegno di Dio
Pietrarubbia
24 agosto 2019
24 agosto 2019
Incontro con
suor Maria Gloria Riva,
fondatrice delle monache
dell’Adorazione Eucaristica
di Pietrarubbia
dell’Adorazione Eucaristica
di Pietrarubbia
diocesi di San Marino Montefeltro
(appunti non rivisti dagli autori)
«Allora, è la lotta che ci tiene svegli, e questa lotta è la trama normale della vita: ci tiene svegli, cioè ci matura la consapevolezza di ciò che è la nostra consistenza o la nostra dignità, che è un Altro.
Un intervento ha affermato: "Il fatto del referendum (quelo sull'aborto del maggio 1981) poneva una richiesta storica alla nostra fede": la nostra fede è stata provocata a rischiarsi, a paragonarsi, a confrontarsi, perciò è stata provocata questa lotta, la lotta dentro questo fatto.
Ma non può essere una cosa eccezionale: ogni cosa è un fatto che pone una richiesta storica alla nostra fede. Che ti alzi al mattino e non hai voglia di andare a scuola o di andare a lavorare, che incontri la tua ragazza e la trovi col muso, questi sono fatti che pongono una richiesta storica alla tua fede; come alla mattina, quando ti sveglierai e non sentirai voglia di stare con tua moglie (o viceversa), oppure quando sentirai sulle spalle il peso dell’ambiente di lavoro, questi saranno fatti che porranno una richiesta storica, vale a dire esistenziale, alla tua fede.
Il meccanismo che è scattato per il Referendum deve diventare quotidiano, perché la fede è la consistenza della coscienza del mio io, della mia persona: senza queste poche grandi cose, cosa sono io? Una reattività che cerca di destreggiarsi, di sopravvivere o di imporsi fino a quando restano delle energie.
Quindi la fede (le «alcune grandi cose» sono la fede) deve giocarsi, rischiarsi, confrontarsi con tutto ciò che accade, e perciò con la trama delle circostanze, anche con la più banale, si tratti delle quattro mura della propria casa o dei quattro muraglioni del grosso capannone dello stabilimento, del rapporto con la ragazza, o dello studio o del proprio domani o di una propria opinione in campo politico o quel che volete voi («Renderete conto di ogni parola detta per scherzo»: più capillare di così, se mòre). Questa lotta è proprio ciò che sveglia la vita, che rende viva la vita; e la vita è questa guerra, la guerra ideale.
(...) Il malanno grave, il pericolo è il problematicismo, « quando il quotidiano, le circostanze, ciò che accade, si presenta come obiezione a quello che sei », che mi chiede di sospendere la certezza. Dico di essere cristiano e vorrei anche essere cristiano, ma le circostanze quotidiane fanno obiezione a questo: allora uno esce, cerca di uscire dal quotidiano, per conservare una certezza (il quotidiano è una cosa, la fede un'altra cosa, quelle alcune grandi cose non c’entrano col quotidiano); e allora la fede non cresce più, perché la fede cresce rischiando nel quotidiano.
Badate, per favore, che il punctum dolens non sta nel fatto che ciò che accade si presenti come obiezione a quello che siamo, ma che questa obiezione riesca».
(don Giussani, Certi di alcune grandi cose, pagg. 379-403)
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| Santuario di Nostra Signora di Fatima |
Introduzione:
la fondazione dell’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e sulla famiglia, doveva essere pubblicamente annunciata durante la consueta udienza del mercoledì, il 13 maggio 1981. L’Istituto nasceva da una profonda ispirazione di Giovanni Paolo II, dalla sua profonda stima dell’amore coniugale, dalla certezza che il futuro dell’uomo e della Chiesa sarebbe stato il matrimonio e la famiglia.
«Proprio all’inizio dell’udienza del 13 maggio 1981, Giovanni Paolo II venne gravemente ferito. Da quell’evento cominciai a pensare ad un profondo legame fra l’ispirazione originaria, il Messaggio di Fatima, e l’Istituto. È a causa di questa percezione che chiesi ed ottenni dal Santo Pontefice di porre l’Istituto sotto la protezione della Vergine di Fatima.
Eravamo all’inizio del terzo o quarto anno accademico – non ricordo con precisione – quando ebbi una conferma straordinaria di tutto quanto ho detto. Stavamo attraversando un momento molto difficile. Scrissi a Suor Lucia, la veggente di Fatima, semplicemente informandola dell’esistenza dell’Istituto, ma soprattutto per chiedere preghiere. Concludevo la lettera, dicendo che non doveva disturbarsi di rispondere.
Con mia profonda meraviglia dopo poco tempo arrivò una lunga lettera autografa di Sr. Lucia. Di questa lettera porto scolpite nel mio cuore le ultime parole. Esse dicevano:
"Verrà un tempo in cui lo scontro decisivo fra Satana e il Regno di Cristo accadrà nel matrimonio e nella famiglia: chi difenderà il matrimonio e la famiglia avrà grandi persecuzioni; ma non abbiate paura, Nostra Signora gli ha già schiacciato la testa"» . (Card. Caffarra, memoria 06/09/2017).
Questo è il motivo per cui abbiamo chiesto a suor Gloria Riva di parlarci della Famiglia nel disegno di Dio attraverso l'arte.
Se non diventa opera d'arte, quello che noi facciamo, il tocco che l'uomo porta sulle cose non è umano, è meccanico. Tuttavia l'arte, se rimane a livello estetico non salva niente, e diventa più malinconico il viverci.
L'arte è necessario che salvi, e la salva una certezza buona, che non teme il tempo che passa, non teme il dolore e non teme la morte.
Tratteremo questo tema della Famiglia a partire da tre scultori, con vite molto diverse, uno vissuto molto lontano (XI-XII secolo), gli altri due quasi contemporanei, ma che dentro le loro domande di vita e dentro le loro tradizioni anche diverse, hanno questa idea, che se non si costruisce una bellezza che salva, non si costruisce nulla, e che c'è la certezza di un archetipo, di un inizio, di un fondamento.
Allora voglio tornare a quell'Archè, a quel in Principio, che è il punto sorgivo dell'esperienza dell'uomo e della donna. Non si può riflettere su quello che dice anche don Giussani, la grande costruzione, una delle piccole grandi cose di cui siamo certi è il rapporto con la donna e con l'uomo, senza tornare a quel principio.
Per indagare e scandagliare questa certezza bisogna tornare lì, a quell'archetipo, a quel principio, a quel Bereshit.
Una cosa stupenda, per l'ebreo che apre la Bibbia, è che tutto comincia con la lettera Bet: per l'ebreo che legge, il testo inizia con Bereshit barà, in principio creò, e c'è la lettera Bet, e la lettera Bet vuol dire casa, per cui un ebreo che apre la scrittura capisce che quella è la casa, è arrivato a casa, e che tutto il viaggio dell'uomo è un tornare a quel principio, che è casa.
E' l'immagine, l'ideogramma della casa, una lettera che ha una forma come una scatola aperta, è come un quadrato aperto da un lato, quasi a dire che l’indagine della vita non si può fare troppo sopra perché tanto è affare di Dio, non si può fare troppo sotto perché l’occulto non fa bene a nessuno, non si può guardare indietro, perché il passato non è nelle nostri mani. Bisogna solo andare avanti, perché ogni passo è il presente che diventa futuro e a ogni breve occhiata nella Bibbia si capisce di essere arrivati a casa, che lì c’è tutto quello che rende certo il suo presente e affascinante il suo futuro.
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| Henry Moore: gruppo familiare |
Questo è il punto focale della nostra origine, quel principio, quel "Dio lo creò".
"Dove sei?", la domanda che Adamo riceve da Dio, è la domanda che nei punti cruciali
della vita dobbiamo sempre farci: Dove siamo? Rispondere a questa domanda cambia la posizione della vita, cambia la prospettiva, il dove guardiamo, non è una domanda intellettuale, è una domanda esistenziale alla quale dobbiamo sempre far fronte.
E allora, con questa domanda nel cuore, vogliamo tornare a quella Bet, a questa casa, e proviamo ad entrarci facendoci accompagnare da un uomo straordinario:
Auguste Rodin (1840 – 1917)
Auguste Rodin era uno scultore francese, e non era un uomo perfetto, ha conosciuto la difficoltà, l'adulterio, il bene e il male, questo dramma del cuore che è capace di grandi cose e di terribili meschinità.
Ed era amico di san Pierre Julien Eymard, un grande Santo eucaristico, fondatore dei Sacramentini, e la loro amicizia era così grande che Rodin desiderò a un certo punto farsi religioso. Voleva entrare nei sacramentini, ma san Pierre Julien gli disse "non è possibile, faresti fatica a vivere pienamente la tua arte ed essere contemporaneamente religioso, tu vivi la tua arte come un fatto religioso, come un dire Dio". Poi l’arte, e la passione per le cose belle, comprese le donne, prevalse su di lui e, non senza lunghi tentennamenti, e tira e molla, alla fine si sposò ed ebbe anche un figlio.
E dentro la sua vocazione di grande scultore incontrò un altro personaggio straordinario, forse poco noto ai più, la sorella di Paul Claudel, Camille Claudel. Fu una grande scultrice, tantè che alcune opere ancora gli studiosi discutono se siano state fatte da Camille Claudel o da Auguste Rodin, tanto questa ragazza straordinaria era fedele al suo Maestro, una ragazza (aveva solo 19 anni) vibrante di vita e di passione, ma con una fragilità psicologica tremenda.
Rodin, uomo profondamente cattolico e credente, finalmente sposato, si trova a far fronte ad un incontro affascinante con una donna che è il suo alter-ego, nell'arte era come lui, e vive un dramma tremendo, la passione per questa ragazza, minore di lui di 19 anni (lui ne aveva 38) ma più adulta di lui in quanto a fierezza di fronte alla vita, e anche in quanto a sfrontatezza di fronte alla vita, come lui non era.
Rodin vive questo dramma, tra una fedeltà a un matrimonio fatto consapevolmente davanti a Dio e una donna che lo coinvolgeva totalmente in quella passione unica che, per un artista, è l’arte, una passione unica quale è la scultura, e allora vive questo dramma, dove tiene la fedeltà con i denti.
Poi, il dramma ha un epilogo ahimè molto doloroso, questo grande amore finisce nella tragedia,
Camille Claudel incomincia ad accusare disturbi psichici gravi, viene internata, viene abbandonata dalla famiglia,che era molto in vista in Francia, a Parigi.
Paul Claudel non andrà mai a trovare la sorella, sarà Auguste Rodin che, con semplicità e tenacia, andrà quasi ogni settimana al manicomio a portare soldi e conforto a questa ragazza.
Leggete L’Annuncio a Maria di Claudel con quest'ottica, in questa filigrana, e vedrete chi è Violaine.
Vedrete emergere il rimorso di questo grande uomo, perché Paul Claudel fu un grande uomo, ma purtroppo condizionato da una cultura: una volta i matti erano relegati, aver una persona malata in casa era una tragedia anche per un grande cristiano come fu Paul Claudel.
Abbiamo visto questi particolari perché conoscere la sua storia ci aiuta meglio a comprendere le sue opere: perché dentro a quest’uomo e alle mani di quest’uomo che lavorano la materia c’è tutto questo dramma, c’è tutta questa vita che passa e che oggi si racconta a noi, viene a noi.
Rodin, uomo profondamente cristiano, e che vive questo dramma, come lo affronta? Andando al "principio": e con le sue opere ci porta là, in questo principio dentro il quale c’è l’oscurità degli inizi e dove, come nei grandi autori bizantini medioevali, si può vedere soltanto la mano di Dio all’opera.
Dio non si vede, Dio nessuno lo ha mai visto, ma noi possiamo conoscere Dio attraverso la sua opera e allora Auguste Rodin ha questa intuizione straordinaria, realizzare la mano di Dio: scolpita alla fine del 1896, proprio nel momento in cui questo dramma di Camille si consuma.
E lui però riconosce, quasi pentendosi, che dentro questo rapporto con Camille Claudel c'era qualche cosa di divino, si sente come tratto dalla medesima cava, per tutta quella affinità che lui sperimentava con questa ragazza con la quale non era possibile nessuna relazione se non quella del maestro con la sua discepola, se non quella artistica; lui vive questo dramma ed è come se volesse imprimerlo nella pietra, e veramente ci pare incredibile guardare questa mano di Dio che è possente, altissima, e vedere come lui riesca a far affondare le dita nel marmo come se realmente fosse creta, quindi questa capacità di rendere la morbidezza nel marmo, che è straordinaria, e soprattutto ci fa arrivare a quel Principio, ma da dietro. E' la mano di Dio che plasma, è la mano di Dio all'opera, e noi dobbiamo vedere questa mano di Dio da dietro, come tutto il medioevo che per rappresentare l'opera di Dio faceva vedere solo la mano. Di Dio noi riusciamo a vedere solo le orme, le impronte, l'opera. non possiamo vedere Lui. Ci fa individuare il dorso della mano di Dio, proprio per questo alone di mistero che c’è in questo principio (barah elohim).
Nel principio Dio creò, e dentro questo barah, che è proprio il verbo dell’artigiano che prende la creta e la plasma con le sue mani, c’è tutto il mistero di una passione che Dio mette nella sua opera.
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| August Rodin La mano di Dio 1896 (il dorso) |
Ma poi Rodin ci fa voltare: se andate a vedere quest'opera, vedrete che è molto alta, è immensa e giustamente ci si arriva da dietro. Poi pian piano l’artista ci fa girare intorno ad essa lentamente, e qui è ancora più evidente come il marmo sembra duttile sotto l'impronta di questa mano potente, immaginatevela gigantesca, e finalmente ci fa vedere l'opera completa, questa argilla che si piega, che si plasma, e finalmente possiamo vedere quale è l'opera di Dio.
Da questo magma informe, da questa cava da cui siamo stati tratti, da questo terreno, da questo humus, da questa adamà, da questa terra nasce l'Adam.
La mano di Dio plasma l’argilla, prende la terra e la plasma, creando questo miracolo che, come direbbe Giovanni Paolo II, è il miracolo dell’unità dei due.
Dio creò l’uomo, Adam, che in ebraico è un singolare collettivo che vuol dire anche umanità, Dio creò l’Adam, maschio e femmina, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina "lo creò", non "li creò".
Dio creò Adam, creò l'uomo, come uomo-donna lo creò! L’immagine di Dio è scritta dentro questo dualismo incancellabile del maschio e della femmina, dentro questo connubio ed ecco che Rodin riesce a realizzare questo mistero nel marmo che si piega come argilla.
Per questo Giovanni Paolo II° dirà che Adam è l'unità dei due, e, nella lettera alle donne, dice che l'unità dei due è Dio, l'uomo e la donna nella loro unione manifestano Dio, la famiglia è l'immagine della Trinità.
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| August Rodin La mano di Dio 1896: il bacio. |
Rodin, con una intuizione stupenda, realizza questo, ci fa veder la mano di dio all'opera dentro l'adamà e ci fa vedere l'Adam come l'unità dei due, l'uomo e la donna. E’ straordinaria la potenza che lui riesce a esprimere in quest’opera, di un marmo che si piega e che lascia emergere questa unità dei due. E infatti l’uomo e la donna sono come annodati dentro un vincolo: eccola qua lei, distesa come a coppa, vedete, il suo seno, il suo braccio e la gamba, ed eccolo qua lui che si inserisce quasi come uscendo in quel momento dall'argilla.
Ma l'uomo e la donna dove trovano il punto di unità, il punto nodale tra i due che cos'è?
Non come in Michelangelo nella cappella Sistina, prima del peccato originale, che mette l'uno davanti all'altra, come del resto dice la scrittura, perché "ho bisogno di un aiuto che mi sia simile", che stia davanti a me come un tu: Dio è troppo in alto, i miei occhi devono alzarsi, l'animale è troppo in basso, e l'uomo si sente solo perché non ha nessuno da guardare faccia a faccia, e ha bisogno di un aiuto che gli sia simile. E allora questo connubio, questo sguardo è il punto focale, ma questo sguardo è un preludio dell'unione sessuale, dell'unità dei due, che è il miracolo di Dio, ed è stupendo, tanto che per la Chiesa è talmente nobile questo, che è il ministero del matrimonio.
Dove i due celebrano il loro ministero di marito e moglie? Nell'unione, dove l'uomo si dona alla donna totalmente, la donna si dona totalmente all'uomo, e il terzo che nasce è il figlio.
Ma non è la Trinità, dove il Padre si dona totalmente al Figlio, il Figlio si dona totalmente al Padre, e il terzo che nasce è quell'Amore che è persona, che è Spirito Santo?
Allora vedete che la più bella immagine della Trinità è la famiglia, la famiglia nel suo atto più importante, più vitale, che è appunto la procreazione: "Crescete e moltiplicatevi".
Ma l'amore vostro, sposi, è un dito puntato verso l'Amore con la A maiuscola, che noi, che abbiamo abbracciato la vita verginale, abbiamo già scelto, noi abbiamo scelto i beni futuri, non squalificando la bellezza dei beni presenti, ma facendo dei beni presenti un grande rimando, un grande simbolo, una grande parabola del regno di Dio.
Per questo Giovanni Paolo II° dice: matrimonio e consacrazione sono due facce dello stesso mistero, non possono rimanere separati. Per questo la nostra madre fondatrice ebbe una intuizione straordinaria, quando disse: "le monache stiano in casa per curare il Santissimo sacramento, che le famiglie devono adorare, e voi prendetevi lo spazio che loro non possono coprire per gli impegni familiari".
Ma torniamo a Rodin, Qual è il punto di incontro di questi due?
Non è il momento della copula, l'incontro è il bacio, il punto nodale dei due è il bacio!
Questa è un'intuizione stupenda, un esame di coscienza di Rodin che capisce che l'unico rapporto che poteva avere con Camille per essere dentro il disegno di Dio era la verginità. E allora identifica il bacio come il punto verginale.
Dio creò adam, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina lo creò, e così questo miracolo di alterità e di unità, vedo l’altro e l’altro mi appassiona, ma mi appassiona la sua verginità.
Che cos'è il bacio se non la realtà che mi permette di dire all'altro "ti amo", lasciando l’altro nella sua totale integrità, che cosa c’è di più virginale di un bacio e che cosa c’è di più passionale di un bacio? Che cosa può esprimere più profondamente la donazione se non un bacio?
E allora in principio c’era questa purezza di amore, dove l’altro è tutto per me e io sono tutta per
l’altro, e l’altro mi lascia intatta nella mia integrità e io lascio l’altro intatto nella sua integrità, uscitid alla mano di Dio; e questo Rodin esprime attraverso questo nodo dove lui e lei si riconoscono inuna unità che viene espressa attraverso il mistero di passione e di verginità quale è il bacio.
Il bacio è una promessa di totalità e allo stesso tempo è di una assoluta purezza. Tanto che una prostituta non bacia mai i suoi clienti, tu puoi dare il corpo, ma non il bacio, perché il bacio è un'altra cosa, il bacio è su un altro livello, ed è impressionante che Rodin trovi il punto focale dell'incontro tra l'uomo e la donna nel bacio.
Anche perché cos'è il bacio?
Il bacio sta alla radice, in latino (oscula) , di un’altra parola fondamentale nell'esperienza di amore, di bellezza e di Dio, e questa parola, "ad os", portare la mano alla bocca e baciare, è la radice della parola adorazione. Ci dice che in principio ci fu l’adorazione, in principio ci fu questo miracolo di riconoscere l’altro come la tua pienezza, come quella tua unità con la quale tu vedi Dio.
Allora è chiaro che Rodin interpreta l'unità dei due come un atto di adorazione; l'adorazione per sua natura è estatica, è una promessa di totalità e lascia l'altro esattamente com'è, è una estasi, una contemplazione dell'altro.
Quindi per Rodin questa enarchè è una unità profonda che porta il sigillo della verginità (perché c'è una verginità anche nel matrimonio, una castità che poi è una posizione del cuore, stare davanti all'altro sempre con un passo indietro, come un'adorazione, con un punto interrogativo, con un "l'altro non è per me, è davanti a me", l'altro non posso né assorbire né comandare, ma è come uno stare, stare davanti all'altro, "Stabat, mater dolorosa", stare.
Quale forza ha questa pagina, dove Gesù la chiama donna, dove Gesù stesso ci riporta questo principio per capire.
Ma facciamo un altro passo, il duomo di Modena di Wiligelmo.
dentro c'è una nuova creazione e fuori c'è il Mistero,
e la gente è obbligata a guardare in alto, dove ci sono le scritte che dicono "Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus", cioè il culmine della messa. 12 apostoli, 18 torri come dice san Tommaso, 18 miracoli dell'Eucarestia,
Ma Gaudì ha avuto un predecessore eccezionale, un artista straordinario e simpaticissimo
Wiligelmo (XI-XII secolo)
che riesce, in un fregio come quello del Duomo di Modena, a coinvolgerti, a farti entrare, a rendere passionale anche un modulo ripetitivo a cui è obbligato, non si lascia stringere in un modulo, riesce a dire delle cose straordinarie, e anche lui ci porta a questo principio, a questa casa.
Wiligelmo, secoli prima di Gaudì, il Mistero lo ha scolpito fuori dal duomo, e all'uomo che passa e che non sa nulla di Dio e della Bibbia, di Gesù Cristo e della Chiesa, gli fa vedere queste cose e gli dice "attenzione, tu non puoi fare a meno di confrontarti con questo Principio", e c'è questa straordinaria mandorla di luce con il Padre, che però sembra Cristo, come in tutto il medioevo, che dice "io sono la luce del mondo".
Ed è straordinaria la luce che batte in questa mandorla.
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| Wiligelmo, fregio del duomo di Modena, storie della Genesi. |
Wiligelmo ci fa entrare in questa casa attraverso una mandorla di luce straordinaria realizzata con il marmo, e che vedete a sinistra.
Perché regaliamo i confetti quando ci sposiamo? Qual è l’origine del confetto? La mandorla, che cosa è la mandorla? La mandorla è il segno, ha la forma dell’organo femminile, è la matrice, il luogo dove il bambino si incunea, la mandorla è il segno della fecondità, della fertilità, è l’atto generativo, è dove tutto avviene; per questo si regalano i confetti.
Tutti coloro che oggi si sposano, regalano i confetti, senza sapere questa cosa, eppure l’arte dall'undicesimo secolo, anzi anche prima, già lo raccontava.
La mandorla è la vita, infatti tutti i santi e tutte le Madonne e tutte le immagini di Dio Padre sono nella mandorla. E la Misericordia è l'utero senza fine, che crea continuamente la vita.
E perché il confetto è la mandorla rivestita di zucchero bianco? Perché è il segno della mia fecondità vergine, io dò all'uomo la mia fecondità vergine, e quell'uomo è l'unico, anche se una è già stata sposata, ed è sempre quella fecondità vergine che tu offri.
E allora Wiligelmo scolpisce quella mandorla, che dice "io sono la luce del mondo" dalla quale si affaccia Dio Padre che ha la faccia di Gesù, perché "chi vede me vede il Padre".
Perché la luce e subito dopo Adamo?
Qui Wiligelmo ha voluto dire una cosa molto semplice, che Dio fa quello che dice, che per Dio la parola è fatto. Per noi no, per noi c'è uno scarto.
Ma dove si vede nella bibbia che la parola di Dio è efficace? Proprio quando nasce la luce.
Dio crea il mondo, crea tutto ciò e crea con la sua parola, che ha una positività unica.
Come invece siamo frazionati noi tra pensieri e parola! Pensiamo alla babele mediatica attorno alla fede, alla Chiesa, ai segni del nostro tempo. Tanto che nei nostri proverbi diciamo spesso "tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare".
Invece, Dio fa quello che dice, quello che dice fa, non c’è uno scarto, le parole sono uguali a quello che generano, non c'è uno scarto.
Noi in italiano dobbiamo dire: "sia fatta la luce" e dopo diciamo "e la luce fu", è già uno scarto.
Dio invece disse : è la luce, e luce è, non c’è scarto, quello che dice è quello che avviene.
Una positività che noi non conosciamo, un atto generativo che coinvolge tutto l’essere, perché non c’è dis-unità in Dio, Dio è uno.
Allora subito dopo la luce c'è l'uomo, perché tutta la creazione, le dieci parole che fanno la creazione, culminano nella creazione dell'uomo, l'uomo che è fatto a immagine di Dio. (tanto che gli ebrei, che non potevano dipingere l'immagine di Dio, non potevano neppure dipingere l'immagine dell'uomo, essendo fatto a immagine di Dio).
Noi siamo andati molto in crisi nella seconda guerra mondiale, perché quello che noi giudicavamo indivisibile, l'atomo, inscindibile, l’abbiamo diviso.
Ciò che non è scindibile, che è uno, è eterno, ciò che non è corrompibile non si corromperà.
Ma quello che genera l'atomo è scindibile e la sua scissione è un’apocalissi.
Allora io sarò eterno? Questa è la grande domanda dell’uomo moderno e la famiglia non è estranea a questa domanda, anche se magari filosoficamente non ce la facciamo, ma ognuno se la fa, ognuno la porta scritta dentro, questo dramma lo portiamo scritto dentro, perché se non siamo eterni potrà essere eterno l’amore?
E tutto questo Wiligelmo lo dice con le sue parole di uomo dell’Undicesimo secolo, e lo dice con una freschezza straordinaria in questa mandorla di luce. E il volto di Cristo che è il Padre regge il libro con due mani. E’ la mano delle due nature, una mano è Cristo e l’altra mano regge invece il libro, regge la Parola, regge il logos ed è lo Spirito Santo.
Wiligelmo cita Sant'Ireneo, che diceva che il Padre genera con due mani, la mano del Verbo e la mano dello Spirito. E noi diremmo che è Gesù, il Signore di tutte le cose, ingannati anche dal fatto che su questo testo c’è scritto: io sono la luce del mondo.
E invece è Dio Padre che genera tutto nella luce, cioè in quella unità ancora inesplorabile per l’uomo. Andiamo sulla luna grazie alla velocità della luce, ma non la conosciamo questa misteriosa forza di Dio che crea e sostiene l’universo, eppure più grande della luce.
Ed ecco qui il secondo atto creativo, il secondo racconto della creazione, che è anche l’ultimo:
Dio crea Adamo.
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| Wiligelmo, Fregio del Duomo di Modena – Creazione di Adamo |
Andate a fare un giro in Google e scrivete Creazione di Adamo nella scultura o nella pittura, e andate a vedere quante volte Adamo è stato creato in piedi come qui.
Wiligelmo è straordinario, crea Adamo in piedi e non perché il modulo severo del Duomo impediva di fare altre scelte. Vedremo che la Creazione di Eva, senza imbarazzo Wiligelmo la affronta con Adamo sdraiato.
No, Wiligelmo fa Adamo in piedi davanti a Dio perché l’uomo è capace di Dio, è un tu davanti a Dio, perché l’uomo può guardare Dio in faccia, perché l’uomo è figlio, l’uomo è l’ultimo anello della catena creatrice di Dio.
E però avviene un fatto straordinario, questo Adamo che può guardare Dio in faccia e passeggiarec on Lui nel giardino si sente solo, si sente mancante.
Poteva guardare Dio negli occhi, ma doveva guardare più in alto, tant'è che anche Wiligelmo lo presenta più basso di Dio, perché, per quanto figlio, il Padre è sempre qualcosa di più alto di te.
Adamo per guardare Dio doveva guardare troppo in alto, per guardare gli animali che gli erano totalmente sottomessi, doveva guardare troppo in basso.
Aveva bisogno di qualcuno da guardare, come dice la scrittura, faccia a faccia, occhi negli occhi, qualcuno che fosse davanti a lui come un aiuto che gli fosse simile, colui che è simile, che è l’aiuto.
L’uomo era solo perché non aveva l’aiuto, non aveva quell'esperienza sorgiva di sentirsi uguale e accolto da un altro come te. E allora scende su Adamo, un sonno mistico, ricorre tre volte nella Bibbia questa parola e se aggiungiamo il Vangelo che è scritto in greco, ci è arrivato in greco, ma che può avere un’origine aramaica, possiamo dire quattro volte: perché questo sonno mistico è il sonno di un uomo quando si avvicina al mistero.
Qualcuno ha detto, un po’ malignamente, che quando Dio fa grandi cose, l’uomo dorme.
In realtà, questo sonno mistico è legato al mistero. Come Adamo, ce l'ha Giobbe, ce l'hanno gli apostoli durante la trasfigurazione, ce l'ha Abramo.
Cosa fa Wiligelmo, racconta questo ponte di comunione tra Dio e l'uomo, che è la donna. L'ultimo essere creato non è l'uomo, è la donna. Perché finito questo grande racconto della creazione la Bibbia ricomincia, con l'uomo fatto di fango dalla cui costola viene tratta Eva.
Ed ecco che, questa volta, Adamo è sdraiato ed Eva, che vuol dire vita, esce dalla sua costola:
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| Wiligelmo, Fregio del Duomo di Modena – Creazione di Eva |
Questa famosa parola, tzelè, la costola, sulla quale si sono scritti libri su libri, ancora non abbiamo capito che cos'è, se non per un indizio, che è imparentata con un’altra parolina ebraica che è tzelà, che si usa come interpunzione tutte le volte che la Bibbia richiede una pausa, silenzio, attenzione: tzelà ci chiede di fermarci perché c’è un mistero che ci supera, che non possiamo conoscere.
E Adamo dorme perché non può conoscere l’origine di Ivah, Eva, di questo mistero della vita che gli sta offrendo Dio tra le mani, lui che è il grande seminatore ma non ha la terra!
E qui vediamo Eva che esce dal costato di Adamo, ma potremo vedere altri autori come Bosch per esempio, 1500, e vedremo che in Bosh Eva germoglia dalla terra perché la terra e la donna sono come imparentate.
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| Jeronimus Bosch, la creazione di Eva |
La terra è ciclica come la donna è ciclica e quindi Adamo che è il grande seminatore aveva bisogno di quella terra per essere fecondo, perché il suo seme sarebbe sparso invano senza la sua terra.
Avete visto Wall-E della Pixar, bellissimo, come si chiamava il robotino che trova la vita e che vai n stato vegetativo permanente? Si chiamava Ibah, vita, andate a rivederlo in questa chiave quel
film, bellissimo, Wolly è l’uomo fatto di terra e … e lei Ibah è la vita, e questo stava cercando Wolly!
E, cioè questo aveva trovato e quando la vita incontra la vita, lei in qualche modo rimane colpita, scossa, ha messo le mani sulla pianta della vita e muore, e lui ha questa tenacia di seguirla negli spazi siderali....
Lei è Ivah, vita, e allora andiamo a scoprire che cosa significa questo connubio tra ish-isha, una comune umanità, ish isha, c’è solo una piccola lettera che è una acca, è una lettera che è come una elle con un puntino davanti, è come una porta che si apre e un omino che dice: eccomi, infatti questa lettera vuol dire eccomi, sono qui, e questa lettera, eccomi sono qui, è anche la traduzione
che i rabbini danno del nome Iavè, sono qui, sono il presente.
Ish ha avuto la presenza di Dio permanente davanti a sè con la donna, isha, che è il femminile, la lettera he in ebraico esprime il femminile, e il femminile è la presenza di Dio accanto all’uomo sempre, Ivah, la vita.
Questa costola è il mistero dell'unità tra i due, è un modo arcaico di dire l'unità tra i due, e la donna, ultimo essere creato, è il ponte.
Infatti, dove colpisce il peccato? Colpisce l'uomo nel lavoro della terra, perché l'uomo deve esperire la terra, l'uomo non è disturbato dal suo corpo, non ha il mestruo, non ha il ciclo; l'uomo ha il cambiamento bioritmico ogni 4 mesi, se va bene, la donna (anche quando va in menopausa) in un mese quattro volte.
E perché la donna è sdraiata? Perché è collinare, la donna è sinuosa, in pubblicità, per esempio, mai fare pubblicità per un prodotto femminile senza inserire la curva, perché la curva è proprio identificativa della donna, e l'uomo è sdraiato perché in questo momento dall'uomo esce questa realtà collinare che è la donna.
E allora, andiamo a vederla questa presenza femminile di Dio accanto all'uomo che è vita, e lo facciamo con un altro autore che è nato nello Yorkshire, e che ci descrive la donna esattamente così, collinare.
Henry Moore (1898-1986)
un autore inglese che deve aver avuto una grande madre, affascinato dall’archetipo femminile, affascinato quando era piccolo dai dolmen, questi straordinari misteriosi blocchi di pietra dove c’è la terra verde, e la pietra ora vuota, ora piena, che si staglia contro un cielo azzurrissimo; e lui rimane come affascinato e fa della pietra della scultura il suo leitmotiv nella vita.
E lui è attratto da questi vuoti, impressionanti, possenti, e lui evoca dentro questa roccia l'archetipo femminile. Ls donna è una cava da cui l'uomo è tratto. Ogni uomo nasce da una donna.
E le sue donne, le donne di Henry Moore sono donne particolari, sempre giacenti, fa sempre le donne reclinate, donne giacenti, ma perché? Perché questa è la posizione della donna quando partorisce e la donna è giacente perché il suo corpo è collinare, ha curve, perché la donna è assimilata alla terra, perché la donna non può partorire in piedi, perché in quello stato è humus, umiltà nel senso più forte, più radicale del termine che è la verità di noi stessi, l’umiltà come diceva Teresa d’Avila è la verità di noi. Non è girare ob torto collo, dicendo non valgo niente, questo è depressione, non è umiltà. E la depressione per i mistici e per anche il grande scrittore dell’Imitazione di Cristo, la depressione è una superbia rovesciata e ancora un effetto del diavolo. L’umiltà è la sola verità che sta alla radice di tutte le cose, è l’abbandono totale a Dio e alla propria natura, nel senso più positivo del termine.
E così la donna è humus, è umile, perché lì quando raggiunge quel luogo raggiunge il suo scopo che è la fecondità della sua vita. E queste donne Henry Moore, con tutta questa dignità, le fa senza ventre.
E quando la mia insegnante di Storia dell’Arte mi ha fatto fare la tesi su Henry Moore mi sono rifiutata, avevo 18 anni e tutta un’altra idea della donna, molto diversa da quella che ho oggi. E quando le ho detto che non volevo fare questo autore perché le donne sventrate mi facevano schifo, lei mi ha detto “ tu devi fare pace con la tua femminilità, perché c’è qualcosa che devi ri-scoprire”.
E quanto abbiamo da riscoprire noi donne, in noi stesse, dopo anni di un femminismo deleterio, che non ha promosso la nostra diversità. Perché la grande dignità della donna e dell’uomo è nella loro diversità, non nella loro parità o uguaglianza, parità di diritti questo sì, ma profonda diversità di missione, profonda diversità di intenti, profonda diversità psicologica, profonda diversità di ruolo all'interno della famiglia.
Questa donna è sventrata, perché quando una donna dà la luce a un figlio, potrebbe fare dieci figli,
ne manca uno, è sempre vuota, quando la donna partorisce quel vuoto che ha lasciato quel bimbo
rimane, è come un calco, come un’impronta e quel vuoto rimane. La donna porta in grembo nove
mesi una creatura e poi la ha miracolosamente di fronte a sé e questa creatura è data alla sua libertà,
e potrebbe anche non andare d’accordo con lei. E quel vuoto rimane e quel vuoto insegna alla donna
che anche se tuo figlio ti sputa addosso, perché non ti vuol vedere, è tuo figlio! quel vuoto rimane
come una che non si sazierà mai se non in una risposta più alta della vita, e la donna è vuota perché consegna il figlio alla sua libertà, come è duro consegnare gli altri alla loro libertà!
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| Henry Moore, Figura giacente |
La donna è capace di portare nel suo grembo un bambino che non avrà la sua faccia, forse non andrà d'accordo con lei, e quando è grande forse le sputerà in faccia, e forse un giorno non la riconoscerà.
Quindi c'è un vuoto, c'è una gratuità totale nella maternità. Non si fa un figlio perché poi sarà la mia compagnia, non lo sai, può andare in Australia.
Come è dura vedere che una persona sbaglia e dover accettare di lasciarla sbagliare, come è dura quando vedi che lo sbaglio lo porterà a nulla, assolutamente nulla e tu comprendi che se Dio ti lascia peccare, anche tu devi stare lì a guardare.
E penso a quelle madri che hanno i figli drogati che devono chiudere fuori dalla porta, che non devono più far entrare in casa e che magari sentono grattare, come mi è stato raccontato, fuori dalla porta, e io sono in casa con una voglia tremenda di aprire e per amore non lo devono fare.
Questo è il vuoto, non stiamo facendo poesia, questa è la realtà, il vuoto che la donna sperimenta tutti i giorni e quel vuoto deve rimanere e la donna si deve educare a questo vuoto, perché la donna che vuole riempire quel vuoto non sarà mai serena, andrà sempre cercando qualcosa che la riempie e non lo troverà.
E anche con il marito, questo vuoto va sperimentato, perché io dico sempre e non credo di andare molto lontano dalla verità, io credo che il primo figlio di una donna è suo marito, dopo arrivano tutti gli altri, perché noi cerchiamo sempre quella matrice.
Noi moriamo a 90 anni e diciamo mamma, io ho sentito delle suore, sante suore che morivano dicendo mamma, perché è la matrice quel grembo che mi ha generato e quel grembo in cui ritornerò un giorno perché la terra e la donna si assomigliano.
Ma la donna non è solo cavità, è anche pieno, non è solo vuoto è anche grembo.
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| Henry Moore, madre e figlio |
La donna è capace di proteggere, la donna è custodia della vita, arriva prima, "non hanno più vino",
è capacità di accoglienza, anche del diverso e dell'antipatico, la donna è nutrimento: i primi anni della vita di un bambino sono concentrati sulla madre, perché la mamma è calore, la mamma è cibo, la mamma è sonno, la mamma è l’abc della vita, la mamma mi insegna gli appetiti, mi educa a questo, la mamma corrisponde a “ io esisto perché qualcuno mi dà da mangiare”, io sono amato perché qualcuno mi culla, io sono desiderato perché qualcuno mi coccola, io sono custodito perché qualcuno mi scalda, io non sono indifeso perché qualcuno mi custodisce. La donna è custodia e la donna è dotata dalla natura di un intuito psicologico unico, per comprendere le cose, per intuire quando un figlio sta male oppure no, anche se è alla prima esperienza, ma c’è una dote naturale nella donna che le fa sapere esattamente se il figlio sta bene o sta male, perché c’è questa attitudine a conoscere, nel senso più profondo del termine.
La donna custodisce nove mesi una creatura e cambia il suo DNA, perché quando la donna incontra
il suo uomo il suo DNA si modifica, perché apparecchiarsi per ricevere un figlio che non avrà sangue solo suo, non avrà solo i suoi cromosomi, ma anche quelli del marito e quando il corpo della donna non si abitua abbastanza velocemente o perché l’età è avanzata, o perché è troppo giovane, il bambino nasce con l’ittero e devono fare una trasfusione, non è compatibile con quello della madre e sono disastri. C'è geneticamente qualcosa che cambia nel corpo di una madre rispetto a una vergine.
Pensate a come il corpo psicologicamente si apparecchia per una gravidanza, per un dono alla vita, per accogliere quel sangue. Noi siamo un miracolo, un miracolo di equilibrio.
Certo la donna che vuole continuamente custodire diventa una donna soffocante, ecco perché la donna è anche vuota. Perché se la donna è sempre chioccia, finisce per fare la mamma al figlio quando ha 30, 40, 50 anni e non lasciarlo libero, non lasciarlo andare al suo destino, per questo la donna è un connubio di vuoti e di pieni.
E voi mi direte ma l’uomo? Dopo aver parlato così tanto della donna, ish chi è? Questo uomo chi è ?
Guardate, Henry Moore fa un uomo bellissimo.
Una volta un uomo in sala indignato mi ha detto: ma perché lo ha fatto senza cervello?
Non è senza cervello, non è vero, è un uomo bellissimo: l’uomo è un vettore, è un direttore d'orchestra, è uno che va verso l'alto, e non solo va verso l'alto, ma ci va non come un tronco, come un missile, ma come un'ellisse, e mentre va verso l'alto raccoglie tutto quello che ha intorno, è lui che dà il la alla creazione.
Il corpo della donna è ciclico, il corpo della donna è come la terra: conosce momenti di fecondità e momenti di sterilità, conosce momenti di grande energia e momenti di grande depressione. La donna in certi momenti è un leone e in certi altri è sfinita, quando la donna ha il ciclo vede tutto nero, perché quello per la quale lei è venuta al mondo è fallito e il fallimento lo sentono tutte le sue cellule. La donna non può fare un lavoro otto ore su otto, non ce la fa, non è fatta così. Non può fare lo stesso lavoro per otto ore in filata, perché il suo corpo non è così, il bioritmo della donna cambia repentinamente durante un giorno, durante una settimana, durante un mese, un’infinità di volte.
Il bioritmo dell’uomo è molto più lento, ma questo non è un di meno, è un di più, l’uomo non deve essere disturbato dal suo corpo, non ha il tyempo di pensare che gli fa male la testa o la pancia, oggi sono incinta, mi viene da vomitare, non ha questo tempo; il compito dell’uomo è esperire, sperimentare le cose. Il compito dell’uomo è trafficare con la materia, il compito dell’uomo è quello del lavoro nel senso più bello e più creativo del termine, e deve essere sempre pronto per stare a vegliare sulla famiglia, pr stare a vegliare sulla realtà per trasformarla. Il suo compito è che ha la creazione davanti, che parla a lui in modo unico, lui ha la capacità, l'intelligenza, la possibilità di trasformare la realtà per cercare di far star meglio se stesso e la sua famiglia.
L’uomo è chiamato ad essere come Dio, nel senso stretto del termine, non nel senso vitale, ma nel senso che, qualunque nome avrebbe dato alle cose, quello sarebbe stato il loro nome.
Per questo l’uomo ha questa testa così buffa, perché è uno specchio rivolto verso il cielo, in quel capo si riverbera tutta la volta celeste, perché l’uomo è capace di Dio, l’uomo è capace di conoscere il
pensiero di Dio ed è capace di esprimerlo dentro le cose che fa. Lui è signore tra Dio e il creato, tra Dio e la storia, tra Dio e la sua donna.
Quindi l’uomo, guardate, è un grande direttore d’orchestra, lui è dentro questa natura e va verso il cielo, verso l’alto perché è lui che deve interpretare Dio su questa terra, è lui, lui è la guida, è il pontefice, cioè è il ponte tra Dio e le sue creature; tanto quanto la donna è ponte tra Dio e l’uomo, l’uomo è ponte tra Dio e le sue creature. E lui è un direttore d’orchestra e si lancia verso l’alto, ma non in un verticalismo assoluto, ma in una spirale, perché mentre sale raccoglie tutta l’umanità, tutta la materia, tutto ciò che lo circonda.
Per questo l’uomo non può essere disturbato dal suo corpo, perché la tensione dell’uomo deve essere totalmente in quello che fa, perché il suo compito è quello di portare cose alla sua famiglia, di lavorare, di trafficare, di rendere più comodo l’habitat, di rendere più adatto il luogo perché la famiglia si sviluppi, si esprima e soprattutto il compito dell’uomo è fondamentale a un certo punto della vita.
E' scontato che la mamma ci ami, oggi non è più scontato neanche quello, però, nella stragrande maggioranza dei casi, nella normalità dei casi, è scontato che la mamma ci ami, tant'è che si è sempre detto la mamma è sicura, papà non si sa. Prima del DNA era così.
Allora è scontato che la mamma mi ami, ma mi amerà un altro fuori da mia madre? La domanda è seria, mi amerà un altro al di fuori di mia madre? Mi potrò mai affidare ad altri che non siano mia
madre? Allora ci vuole a un certo punto della vita uno che mi ami visceralmente dal di fuori, che mi
ami con la stessa intensità, con la stessa passione, con la stessa radicalità, la stessa intimità, con la
stessa forza, con la stessa naturalità da fuori. Io ho bisogno di qualcuno che quando mi stacco dal quel grembo dove ho preso calore, vita, cibo ho bisogno di qualcosa che mi raccolga dentro questo
mondo che sta fuori e che mi fa paura e ho bisogno di una compagnia che mi aiuti là dentro, esterna.
E qui il padre ha un ruolo fondamentale, insostituibile, se il bambino svezzato non trova un padre, è una tragedia, la madre non serve più, c’è un momento nella vita in cui la mamma deve farsi da parte, come fanno le donne della tribù Tuareg: quando arriva il bambino allo svezzamento, si dipingono il seno di nero e il bambino ha paura di quel seno e non vuole più ricevere il latte e allora la donna lo spinge dal padre e il padre gli prepara il pasto, perché il bimbo deve essere svezzato.
E allora guardate tutto questo come Henry Moore ce lo dice con un'immagine straordinaria:
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| Henry Moore, gruppo familiare |
ci sono tutti e due e sono tutti due seduti, parlano ex cathedra come quella del vescovo, insegnano,”educere”, tirano fuori, stanno educando tutti due uguali. Sono seduti sullo stesso piano, ma guardate un po’, prima abbiamo visto la donna nuda, cava, conca e l’uomo vestito con il frac, come un grande direttore d’orchestra in mezzo al verde, adesso, qui, abbiamo la donna vestita, ha una gonna lunga che la copre tutta, è finito lo svezzamento, il bambino non deve stare più appoggiato a quel seno, basta, e il bambino lo passa all'uomo. Per il bene del bambino deve essere staccato e deve andare verso il padre e il padre è nudo, incomincia la sua maternità, incomincia la sua paternità, ma la voglio chiamare maternità per far capire la pregnanza di quella posizione.
Il padre è uno che ti ama da fuori e che ti dice ti amo con la stessa intensità di chi ti ha portato nove
mesi in grembo, uguale, perché quella scintilla di vita che è nata in te è sua, è di quel padre.
E quel padre ti ama così da fuori, e il padre è quel vettore che sta simbolicamente tra la casa e l’esterno, perché la mamma è la casa, la casa diventa l’estensione della madre per il bambino; in casa, il bambino si muove con grande confidenza, ma quando si avvicina alla porta, fuori c’è un mondo di cui ha paura a meno che, questo mondo, non me lo faccia incontrare il papà, il babbo, che è molto più simile a mamma. Il babbo ha questa forza di accompagnarmi fuori e infatti viene un momento, quello dello svezzamento, dove il bambino facilmente mette le scarpe del babbo, fuma la pipa come il babbo, legge il giornale del babbo anche se non sa leggere, cioè lo vuole istintivamente imitare, perché lui è quel vettore che sta fuori e che domina il mondo fuori, la forza, la sicurezza.
Il momento dello svezzamento è quello in cui il bambino ha bisogno di quel corpo, di quell'abbraccio, del suo bacio, di abbracciare le gambe del papa e di fare la lotta con lui, ha bisogno di quel corpo a corpo, perché è la sicurezza. Il papà va fuori, anche io vado fuori; non ho paura di quel mondo là fuori, perché ci va il mio papà. il padre è il punto di forza.
Ma è una sicurezza d’altra natura rispetto alla madre, non sicurezza di cibo, di calore, ma sicurezza di vita, di identità: il padre mi restituisce la mia identità, e quando un padre dice al figlio” tu non capisci niente”, quel figlio si sentirà imbecille più che se glielo dice la madre, perché il padre è l’identità di questo ragazzo o di questa ragazza. Riguardate l'immagine, il figlio passa al padre e il padre è orientato verso il figlio, lo guarda, le ginocchia sono protese verso di lui, è giunto il suo momento.
L'uomo nello svezzamento è fondamentale.
Ma poi succede un altro passaggio, guardate...
qui la donna è ancora vestita, ha terminato lo svezzamento, consegna un figlio al padre, il padre è nudo, ma il padre ha vicino a se l'adolescente, uno che ha già cominciato a sperimentare quel mondo là fuori, uno che è già stato accompagnato nella vita e che a un certo punto ha bisogno di nuovo della madre. Il padre prende il bimbo che deve svezzare, e l'adolescente va tra le braccia della madre: "ho bisogno di tornare alla certezza di quel grembo, di quel calore che mi ha generato, di quel nutrimento che mi ha costruito come persona".
E’ vero o non è vero che gli adolescenti così scorbutici come sono, così ribelli come sono, così anticonformisti come sono, così anti-genitori come sono, certe volte sono più coccoloni dei figli piccoli? Che hanno bisogno quando vogliono loro, non quando vuole la mamma, quando vogliono loro hanno bisogno ancora di un abbraccio perché hanno paura, c’è un mondo là fuori che hanno già incontrato, un mondo che forse ha fatto loro paura e di fronte al quale si sentono disarmati, hanno bisogno di sapere che c’è sempre una radice lì in casa, di essere sempre accolti anche se forse hanno sbagliato già nella vita, se hanno cominciato a temere, se hanno cominciato a misurare la loro fragilità nonostante l’apparenza da leoni che manifestano, hanno un maledetto bisogno di coccole.
La famiglia che forse l’attenzione non la dà più sufficientemente, dà le cose,e i ragazzi hanno tutto, cellulare, Ipad, play station di quello, di quella, hanno libertà, hanno soldi, hanno tutto, ma non hanno questo abbraccio, questo punto di certezza di uno che ti dice tu puoi non morire, ti ho generato e chi ti ha generato in me ti porterà fino alla fine. Ecco cosa manca ai giovani oggi.
Questa consapevolezza che non siamo nati per morire, perché uno solo è nato per morire, Gesù Cristo e Gesù Cristo è nato per morire per dire a noi che siamo nati per vivere per sempre.
E l’adolescente ha dentro questa domanda e deve trovare nei genitori questa risposta.
E allora concludo: siamo partiti dalla mano di Dio, scolpita da Rodin, la mano di Dio che ha in mano questa adamah, la creta, e la plasma, e forgia questa unità dei due. Auguste Rodin, a distanza di una quindicina d’anni, realizza qualcosa di straordinario, due mani, la mano di lei e la mano di lui e chiama queste due mani
La Cattedrale
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| Augustin Rodin: La Cattedrale, 1908 |
Perché chiama queste due mani Cattedrale? La Cattedrale fa pensare a Dio, qui prende la mano di lui e la mano di lei, di un uomo e di una donna e le chiama Cattedrale.
Quelle due mani sono due destre, le mani del lavoro, della scultura, dell'operare; la parola coniuge cosa vuol dire? Cum iugo, stare sotto lo stesso giogo per un lavoro. Quando vi siete sposati vi hanno chiesto "sei tu innamorato" oppure "vuoi tu"? Vuoi, è una volontà il matrimonio, e in Spagnolo è ancora più bello perché, anche se dicono "te amo", nei momenti più intimi si dice "te chiero", ti voglio, con tutta la sostanza di questo verbo che non è soltanto a sfondo sessuale, ma significa ti voglio, voglio stare con te, voglio la tua presenza, voglio la vita con te per un lavoro. E allora nell'intenzione di Rodin sono le due destre, di Rodin e di camille che lavoravano con la stessa passione, con la stessa sensibilità, con la stessa intensità, e con lo stesso stile.
Ma perché le chiama Cattedrale? perché pensa alla cattedrale di Chartres.
bellissima, questa Cattedrale che ci ha messo cinquecento anni per essere com'è, dove non c'è un campanile uguale, dove non c’è una cosa uguale, ha messo cinquecento anni per essere così diversa e in questa diversità così bella, così potentemente di pietra, così forte nella sua certezza che Dio c’è, con questi due campanili che puntano verso l’alto.
La Cattedrale di Chartre che si erge sul luogo dove duemila anni prima di Cristo già si venerava una statuetta celtica di una Vergine Madre e che quando poi è arrivato il Cristianesimo si è riconosciuto in questo antico rito pagano, questa antica credenza pagana, già un germe di verità e si è edificata una Cattedrale alla Vergine Madre. E ne ha passati di tutti i colori per essere così, incendi, guerre, persecuzioni, rifacimenti e alla fine questi due campanili miracolosamente svettanti testimoniamo, come ha testimoniato tutto il Medioevo, che la simmetria è diabolica.
In tutto il Medioevo non si è mai fatto nulla di simmetrico, nei chiostri dei monasteri cistercensi certosini e compagnia, gli archi erano tutti diversi, perché il monaco si doveva ricordare che la perfezione non è di questo mondo e soprattutto ci si doveva ricordare che Dio crea solo pezzi unici, non clona Dio. La clonazione è diabolica, la catena di montaggio è diabolica, i pezzi fatti in serie sono diabolici, solo gli artigiani vengono da Dio, che fanno le cose tutte diverse, magari un po’ imperfetti, ma con dentro il calore della manualità.
Il Medioevo aveva questa passione per il simbolo e qui ci sono due torri diverse che portano il segno
Cosa diceva don Giussani: "certezza di alcune grandi cose, che permetterà la grande costruzione del tuo rapporto con la donna o con l'uomo, certezza di alcune grandi cose che permetterà l'architettura di un tuo intervento nella società". Chartres, una cattedrale dedicata a una vergine madre.
Auguste Rodin ne era impressionato e vide in queste due guglie come due mani protese verso il cielo, la Cattedra, capite, è il luogo dove la piccola Chiesa forma le anime cristiane, se la Cattedrale è il luogo dove il Vescovo educa noi fedeli alla vera fede, il fuoco domestico è la piccola Chiesa, la piccola Cattedrale dove ogni uomo viene educato alla verità di Dio, che è anche la verità di sé.
Allora guardate che cosa straordinaria, due artisti che non sappiamo se si siano conosciuti, sicuramente Moore ha conosciuto Rodin, ma Rodin non credo proprio abbia potuto conoscere
Henry Moore. Eppure due artisti così diversi e così lontani hanno avuto la medesima intuizione.
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| Enry Moore: le due mani |
La mano della donna è quel humus, quella collina, è quella coppa, è la coppa del destino dell’uomo.
La mano dell'uomo è vettoriale, è un indice puntato verso il cielo, si slancia verso l'alto, è quel direttore d'orchestra che abbiamo visto prima. Non è la certezza? La sicurezza? La mano della guida, la mando destra, la mano della decisione, la mano della presa di posizione, la mano dell’insegnamento, l’uomo è questa forza nella famiglia, l’uomo è questa forza nella società.
La mano dell'uomo è anche protettiva sulla donna, è custode, anche l'uomo è custode, custode del creato e della sua famiglia. Anche l'uomo ha questa funzione protettiva, la donna in una maniera intima, interiore, viscerale, l'uomo è custode dalle intemperie che vengono da fuori, custode della donna e del frutto che c'è nel suo grembo.
Allora vedete, Rodin che ci ha accompagnato in quel principio facendoci scrutare la mano
di Dio che plasma, adesso ci ha accompagnato verso il futuro, verso questo cielo infinito che sta dietro queste mani e ci ha detto che la mano dell’uomo e la mano della donna, quando sono consapevoli della loro unità e certi della loro diversità e quindi forti nella loro alterità, essi sono
Cattedrali, cioè sono la presenza di Dio nel mondo, in cui ogni uomo può essere educato alla fede,
alla verità, alla propria identità e quindi alla vita.





















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